Cesena, Shpendi, Masitto e il talento che manca

E se l’unico insostituibile del Cesena fosse diventato Stiven Shpendi? D’accordo, sembra un controsenso, un po’ come quando Claudio Bisio si chiedeva a quale titolo Nonna Papera cucina il tacchino per Qui, Quo e Qua a Natale. Resta il fatto che dopo una gara come quella di Lucca, tutti gli assenti hanno fatto bella figura, mentre i presenti si sono impastati nel fango di una partita mai compresa. Il gol del Cesena è stato nell’aria come la vittoria del Galles ai Mondiali, sepolto dal grigiore di una formazione a creatività zero. Ecco, appunto: la creatività. In questa squadra chi si inventa qualcosa di bello dal nulla, magari saltando un uomo e sparigliando il mazzo? Non lo fanno Corazza, Ferrante e Udoh, che nelle corde hanno altre caratteristiche. Non lo fanno Albertini, Zecca o Saber, che hanno gamba e spirito di sacrificio, ma non sono baciati da un talento superiore. Il deputato a farlo sarebbe Chiarello, atteggiamento super e zero pianti per una presenza in meno o un cambio in più, però è evidente che il suo rubinetto di qualità sia chiuso e il Cesena non lo ha preso per questo.

Cosa significa sentire la mancanza di un 2003? Da un lato è un buon segno, vuol dire che il settore giovanile fa quello che deve fare. Dall’altra è un mezzo campanello d’allarme: Stiven è già un prezioso aiuto, ma non è giusto chiedergli di fare il caporeparto, quindi se il Cesena vuole arrivare primo, deve intervenire nel settore qualità. Ben vengano i 19enni forti, anzi: da Rizzitelli a Schelotto, la storia del Cesena è piena di talenti di vent’anni o giù di lì lanciati senza paura. Però Rizzitelli aveva Cavasin, Bordin e Aselli a fargli da impalcatura; Schelotto era protetto da Lauro, Motta, Veronese e compagnia. Oggi il -5 dal primo posto dice che il Cesena ha una rosa ampia ma monocorde e mancano le variazioni sul tema.

Se torniamo nel passato, nel 1997-98 una pennellata di colore riuscì a darla Cristiano Masitto, portato a campionato in corso nel Cesena di Benedetti. Era un matto vero, ma era quello che mancava: debuttò contro il Livorno, si dribblò mezzo Livorno e fece un gol da impazzire. Non contento, contro la Pistoiese dribblò tutta la Pistoiese, ma proprio tutta, e fece un gol che innescò un coro da antidoping in curva: “Ronaldo come Masitto”. Cristiano Masitto era un chitarrista prestato al calcio, il talento pazzo nel posto giusto, al netto degli infarti che faceva prendere ai compagni nascondendosi negli armadi in ritiro e uscendo all’improvviso con la delicata esclamazione “UAARRGHHH”! Arrivò a stagione in corso dal Ravenna e diede l’impulso per il primo posto in C1 fino al pari (1-1) molto biscottato di Lumezzane. In quel 10 maggio 1998 che portò il punto decisivo, a fine gara Vittorio Casali ed Edmeo Lugaresi aprirono le porte dello spogliatoio a giornalisti e fotografi: “Dai ragazzi tutti, dentro – partì il pres – dai dunque, che facciamo una bella foto di gruppo. Forza ragazzi, un bel sorriso”. Edmeo fece il suo bel sorriso e alle sue spalle il nascostissimo Masitto gli rovesciò addosso un contenitore di ghiaccio. Sul momento rimpiangemmo tutti di essere nel 1998 e di non avere fatto un video o un audio. Ma sarebbe stato un tipo di video che non sarebbe mai andato in onda su Telepace. Quanto all’audio, difficilmente avrebbe trovato spazio su Radio Maria.

La cascata di ghiaccio su Edmeo Lugaresi a Lumezzane nel 1998

Invocando le attenuanti generiche, beccarsi una cascata di ghiaccio addosso dà comunque un certo fastidio, anche se hai appena vinto il campionato. Resta il fatto che Masitto serviva e servì: all’epoca fu un’americanata al mercato. Ora che le americanate saranno la regola, se si vuole arrivare primi, anche nel gennaio 2023 servirà qualcosa di nuovo e di diverso.

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