Cesena, scheletri e fossato sotto la Malatestiana: scoperte svelate

A oltre 16 anni di distanza dai primi lavori per realizzare la Grande Malatestiana, inglobando nella biblioteca gli spazi in precedenza occupati dal liceo classico “Monti”, sono stati finalmente svelati in un volume appena pubblicato i risultati delle indagini archeologiche condotte in quella occasione. In oltre 300 pagine, a cura di Cinzia Cavallari e Marino Mengozzi, sono state raccontate in dettaglio le sorprese regalate dal cantiere tra il 2005 e il 2009. Le prime perle dal passato affiorarono nel settembre 2005 nel punto dove si lavorava per installare la scala di sicurezza in legno nel chiostro di San Francesco: si scoprì una grande cisterna d’epoca medievale, a servizio del convento.

I sepolcreti romani

Ma sono stati i successivi scavi per alloggiare sotto la pavimentazione i vari impianti a fare emergere la maggior mole di reperti. Si partì con l’individuazione dei resti di una strada risalente all’inizio dell’impero romano. Ma numerose ossa di quasi duemila anni fa sono le scoperte che promettono di essere più d’impatto nell’immaginario collettivo. Nella zona dell’ex palestra del liceo vennero alla luce 14 sepolture, tra cui 5 di bambini, che sono stati datati tra il VI e VII secolo, anche grazie a oggetti collocati nelle tombe, come monete, ampolle e anche una brocca. Altre 10 tombe furono scoperte invece nel settore della centrale termica e della cabina Enel, ma solo una di queste conteneva resti umani: qui è stimata una datazione tra il II e III secolo.

Il fossato medievale

Passando al medioevo, si è rivelata particolarmente significativa dal punto di vista storico-archelogico l’individuazione di un’opera difensiva: fino alla metà del XIV secolo, nella zona dove sorse successivamente il complesso malatestiano, esisteva un fossato, di cui sono state rilevate tracce per un tratto lungo 26 metri e che era menzionato anche su un documento del 1257: in quel punto, a quanto pare, ci fu dunque per almeno un secolo il confine settentrionale della città di Cesena. Come era prevedibile, sono stati poi rinvenuti resti del complesso conventuale e della ben documentata chiesa di San Francesco, sagrestia inclusa. Sempre in quel contesto, ci si è imbattuti in un’infinità di resti di scheletri, databili nel periodo dal XIV secolo fino al XVIII secolo.

Identikit di quattro scheletri

L’aspetto più interessante della scoperta dei resti ossei è stata la decisione di sottoporre un piccolo campione a studi antropologici, cioè volti a tracciare un “identikit” del defunto quando era in vita. Sono stati eseguiti in un laboratorio specializzato dell’Università di Ferrara sugli scheletri di quattro persone. Si tratta di una neonata che è stata recuperata nella necropoli d’età romana, mentre per quel che riguarda le sepolture d’epoca altomedievale l’attenzione si è concentrata su un maschio adulto, un ragazzo e una ragazza. La bimba morì subito dopo la nascita o al massimo all’età di 9 mesi: quanto rimasto del suo corpicino, che era conservato dentro un’anfora, ha permesso di stimare che fosse lungo circa 50 centimetri. L’adulto doveva invece avere tra i 45 e i 55 anni quando spiró ed era molto alto per quell’epoca: almeno 1,76 metri ma non è escluso che potesse arrivare addirittura a 1,83 metri. Le analisi effettuate sui resti ossei hanno evidenziato artrosi ed ernie, che in vita dovevano essere molto dolorose, e un’usura dei denti che fa supporre che la sua dieta fosse costituita da cibi molto coriacei, che richiedevano una masticazione energica. Probabilmente le deformazioni scheletriche rilevate – hanno concluso gli studiosi – sono dovute a lavori molto pesanti che faceva l’uomo. Il ragazzo esaminato morì invece all’età di 13-16 anni, era alto 144-156 centimetri e si è accertato che a stroncarlo fu la tubercolosi: lo si capisce da numerose lesioni di forma circolare visibili sulla colonna vertebrale e probabilmente contrasse il batterio letale non per via aerea ma mangiando carne o latte infetti. Una particolarità che colpisce, e che a Cesena non era mai stata sperimentata è stata la ricostruzione al computer del suo volto, grazie ad avanzate tecnologie virtuali: lo si può così guardare in faccia, quasi come in una foto. L’adolescente femmina scelta in questo quartetto di casi-studio aveva invece tra 14 e 17 anni ed era di bassa statura (circa 136 centimetri).

Monete e altri oggetti

I lavori alla Malatestiana hanno anche fatto venire alla luce varie monete romane, purtroppo in cattivo stato di conservazione. La più antica risale all’anno 114 o 113 prima di Cristo, quando i Cimbri provenienti dalle Germania invasero l’Italia. Tra gli altri reperti che è stato possibile rimuovere ci sono migliaia di frammenti di oggetti di tutti i generi d’epoca medievale e rinascimentale, per lo più di ceramica. Tra i più curiosi, si può citare un salvadanaio. All’interno del gruppo di ritrovamenti d’età romana sono invece degni di nota un monile d’oro e una lucerna con un disco decorato con raffigurazioni di gladiatori. Il libro che documenta le scoperte archeologiche nella zona della biblioteca, che si conta di presentare pubblicamente il mese prossimo, si intitola “Sotto la Malatestiana”, è stato stampato da “Stilgraf” ed è dedicato alla compianta archeologa Sara Santoro, venuta meno nel 2016. La pubblicazione della ricerca ha preso forma sotto la regia della Soprintendenza ed è stata possibile grazie al sostegno economico delle Fondazioni della Cassa di Risparmio di Cesena e di Orogel e del Comune. Arricchito da parecchie fotografie e anche da planimetrie e ricostruzioni grafiche del volto medievale del cuore di Cesena, il volume ha potuto contare sui contributi di numerosi esperti: Cinzia Cavallari, Daniela Savoia, Michelangelo Monti, Lisa Maraldi, Claudio Negrelli, Denis Capellini, Emanuela Ercolani Cocchi, Emanuela Gualdi-Russo, Federico Lugli, Valentina Russo e Fabio Bracci. Il co-curatore Marino Mengozzi ricorda che fu Maria Grazia Maioli, allora responsabile della Soprintendenza archeologica per l’area cesenate, a proporre subito alla fine dei lavori per la Grande Malatestiana di rendere noto quanto rinvenuto attraverso un volume. Sono passati quasi 13 anni dal lancio del progetto, ma ne è valsa la pena e il lavoro fatto sarà ulteriormente impreziosito dai reperti venuti alla luce negli ultimi mesi nel cantiere di riqualificazione “delle tre piazze”, che è ancora aperto e potrebbe stupire anche nei prossimi mesi.

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