Cesena, Savio troppo in alto esposto ad alluvioni: colpa dei Galli

Perché il Savio e il Pisciatello «j’è in êlt?». Per rispondere a questo quesito sulla quota anomala rispetto al piano di campagna che caratterizza quei corsi d’acqua ed è una premessa chiave per capire i tragici eventi alluvionali del 16 e 17 maggio scorsi ma anche da quello del 1996, Giancarlo Brighi chiama in causa vicende di oltre 22 secoli fa, che riguardano gli scontri tra Romani e Galli. In particolare, il navigato studioso cesenate di storia antica invita a esaminare «la guerra triennale che Romani e Celti-Liguri combatterono dal 238 al 236 a.C. e soprattutto l’assedio di Rimini da parte di una coalizione di Celti, che chiesero al Senato la restituzione delle terre vicine e l’abbandono della città». La sua analisi si basa principalmente su «un parziale contributo del monaco bizantino Giovanni Zonara, vissuto attorno all’anno 1100, che fece un riassunto di libri dello storico Cassio Dione andati persi».

Partendo da lì, Brighi fa notare, in pieno stile “cui prodest?”, che è «utile notare cosa è accaduto dopo la fine dell’assedio per ciascuno dei popoli in contesa». Una volta fatta questa ricostruzione in modo documentato e arguto, la tesi dello studioso cesenate è che, «scampato il pericolo», si adottarono misure per «rinforzare la tenaglia Sarsina-Rimini approntando una qualche difesa in pianura, alla loro naturale confluenza in Cesena». Questa protezione ipotizzata dallo storico cesenate sarebbe stata una «trappola idraulica cesenate ottenuta divaricando e portando in alto due corsi d’acqua che in origine si trovavano più in basso, nella zona centrale di quell’area che fu donata ai Sènoni ma centuriata “secondo cielo”, cioè terra immutabile, invalicabile e sacra. I Sènoni avrebbero mantenuto la terra “donata” solo comportandosi da leali confederati. In caso contrario e di pericolo per Rimini e Roma, l’area centuriata sarebbe stata allagata secondo modalità già divulgate, mai smentite anzi ulteriormente confermate dai tragici eventi alluvionali del 1996 e 2023. I Boi, i Celti di Bologna, furono presumibilmente allontanati verso il Lamone e si realizzò quel corridoio collinare Umbro-Picento che fra Forlimpopoli e Forlì verrà inserito nella gente Stellatina, mentre Cesena fu nella Pollia. La difesa idraulica funzionò tenendo lontani poderosi eserciti, che preferirono la via Tirrenica o, come fecero Annibale, Asdrubale, Cimbri, Teutoni, non si addentrarono in quella che Lucano definì «serratura di Lazio-Roma» e il Toynbee «le Termopili d’Italia».

Commenti

  1. Settant’anni che abito nella stessa posizione rispetto al fiume Savio, mai ha rotto gli argini.
    I romani ci hanno regalato la centurazione che è arrivata ai giorni nostri. Quello che ho notato è stata la cementificazione e la riduzione dell’alveo e la mancata pulizia dei rami spezzati, che una volta venivano raccolti per riscaldare le case e che oggi è vietato. Tante erbacce. la sorgente del Savio è dove è sempre stata, talmente piccola che si fa fatica trovare.
    Le alluvioni sono dovute alla mancanza di manutenzione del territorio e alla spopolamento delle montagne.
    Con quello che è successo sarà sempre peggio, il territorio è ferito gravemente.

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