Cesena, sacerdote condannato: funerale senza sconti ma col perdono

La remissione e il perdono dei peccati è stato il filo conduttore della funzione liturgica al funerale di don Giuseppe Giacomoni, celebrato ieri mattina in cattedrale del vescovo Douglas Regattieri. Non sono mancati i riferimenti alla vicenda giudiziaria che aveva coinvolto il sacerdote, morto nei giorni scorsi a Ravenna, all’età di 95 anni, dopo essere stato colpito dal Covid-19. Fu condannato nel 2009 dalla Cassazione per sfruttamento della prostituzione, anche minorile, e proprio per quella vicenda alcuni fedeli avevano sollevato perplessità sulla volontà della Diocesi di celebrare le esequie, con tutti gli onori, proprio in cattedrale.

Le parole del vescovo

«Tante volte sono andato a S.Teresa a Ravenna a trovare don Giuseppe – ha esordito il vescovo nella sua omelia – e ogni volta era una festa, mi accoglieva con grande gioia. Mi costringeva ad andare nella sua stanza e lì mi parlava di sé, della sua vita travagliata e tribolata. Aveva un gran bisogno di parlare. Oggi preghiamo perché il Signore, nella sua misericordia, gli perdoni le sue debolezze e i suoi peccati». Poi monsignor Douglas Regattieri ha ricordato il “Canta e cammina” di S.Agostino: «Il camminare di S.Agostino significa il progredire nel bene. Ma vi sono alcuni uomini che progrediscono nel male. Ed allora si deve avanzare nella retta fede, si deve progredire nella santità. È il pensiero sul desiderio di abitare nella Gerusalemme celeste che dà al nostro peregrinare un senso e la promessa di Gesù che nella casa del Padre c’è un posto preparato per ciascuno di noi ci deve dare tanta consolazione e la forza di vivere con dignità ed impegno i pochi e anche tribolati giorni della nostra vita. Ecco perché è fondamentale considerare ogni giorno come se fosse l’ultimo e viverlo in purezza, senza sprechi ed infamie».

Anche al momento delle intenzioni, si è fatto riferimento alla vita di don Giacomoni, chiedendo ai fedeli di pregare il Signore «perché perdoni le fragilità della sua vita e accolga tutti i peccatori».

Una vita travagliata

Prima dell’estremo saluto, e dopo che comunque la comunità diocesana si è detta «riconoscente verso don Giacomoni» e lo ha salutato «quale servo che ha amministrato con fedeltà i misteri della Chiesa», don Piero Altieri ha ripercorso la vita del sacerdote. «Il virus della pandemia ha raggiunto anche il nostro presbiterio – ha iniziato – Don Giuseppe era nato a Montescudo il 4 giugno del 1925 ed era stato fatto presbitero il 28 giugno del 1953. Ebbe l’incarico dell’apostolato giovanile in Romagna e del turismo familiare, facente capo di un centro sulle Dolomiti. Nell’aprile del 1975 un drammatico episodio, un incendio doloso, distrusse l’albergo provocando la morte di sei ospiti. Fu l’inizio di una vita segnata. Lasciata la congregazione salesiana fu indirizzato alla missione organizzata in Inghilterra, a Birmingham, per l’assistenza pastorale agli immigrati italiani. Un’esperienza durata 15 anni. Tornato in Italia, fu accolto come collaboratore pastorale dalla parrocchia S.Giacomo di Cesenatico e monsignor Garavaglia lo incardinò nel presbiterio diocesano. Offrì collaborazione pastorale alle parrocchie del mare, dimostrò soprattutto attenzione a profughi ed extracomunitari, sempre numerosi in quei giorni. Aveva fondato a tale scopo l’associazione “L’arcobaleno”, che tuttavia non ottenne mai un riconoscimento ufficiale. Purtroppo però queste frequentazioni, pure espressioni di solidarietà, furono macchiate, con la complicità di altre persone del paese, da orribili crimini, sanzionati successivamente da pesanti sentenze, emesse in diversi gradi di giudizio dalla magistratura competente. Riecheggiando la parola del Signore “Io ero in carcere e mi avete visitato”, prima il seminario di Forlì, poi l’opera S.Teresa di Ravenna gli hanno consentito di trasferirsi dal carcere in quel miracolo della misericordia evangelica che è per tutta la Romagna e non solo la fondazione a Ravenna, voluta dal servo di Dio don Angelo Lolli. Negli ultimi anni il nostro vescovo gli ha fatto visita diverse volte, e da lui è stato accolto sempre con grande gioia. Il giudizio degli uomini già da tempo è stato definito e scontato, la Chiesa nostra, anche sua madre, ha voluto salutarlo nella cattedrale appunto per dire la misura senza misura della misericordia del Signore».

Infine, il vescovo Regattieri ha concluso: «Ti rendiamo grazie per il bene che hai fatto e chiediamo a Dio di dimenticare il tuo peccato».

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