Cesena: ritrovato negli scavi ossario del 1200

Nel bel mezzo di piazza Bufalini stanno venendo alla luce, negli ultimi giorni, resti macabri ma interessanti dal punto di vista storico. Si tratta di un ossario dell’antica chiesa di San Francesco, che contiene un po’ di tutto e in gran quantità: teschi, ossa degli arti, frammenti di costole e altre parti anatomiche impressionanti e ben riconoscibili, anche se ancora semi sepolte, come una mandibola. Probabilmente appartengono a persone che vissero in un lungo arco temporale, dal Duecento fino al Settecento pieno.

Alcune decine di appassionati di cose del passato hanno avuto la possibilità di vedere da vicino quei reperti, durante la visita guidata che è stata organizzata domenica, sotto l’egida della Soprintendenza, nell’ambito delle Giornate europee del patrimonio.

Le scoperte in fase più avanzata mostrate durante questo tour archeologico sono state una fornace cinquecentesca emersa sul retro della clinica “Malatesta Novello” e un forno Hoffmann di fine Ottocento riportato alla luce in via Molino Palazzo. Ma tutti gli occhi continuano a essere puntati sul cantiere di riqualificazione delle tre piazze davanti alla Malatestiana, dove da un paio di settimane gli scavi più promettenti si sono spostati da piazza Almerici nell’adiacente piazza Bufalini.

Lo strato di macerie

Purtroppo è sorto subito un grosso problema, che sta complicando il lavoro delle archeologhe della società specializzata “Tecné”. «Al momento – ha spiegato una di loro – è stata rimossa solo la parte più superficiale dell’area, dove ci aspettavamo di ritrovare resti della chiesa di San Francesco (la cui edificazione iniziò nel Duecento e che fu demolita nel 1842 e di cui si conserva oggi solo il lato dell’abside, in aderenza a casa Bufalini, ndr). E in effetti qualcosa è subito emerso, ma ci siamo trovati di fronte a una vera devastazione. Su tre quarti della piazza c’è uno strato di macerie per 70-80 centimetri sotto il suolo». Sono i segni di una distruzione della chiesa fatta in modo indiscriminato e senza rimuovere le macerie, come era d’altronde normale in quei tempi. In effetti, ci sono fonti che documentano questo disastro, tanto che nella zona si creò una sorta di cava dove si presero materiali per la costruzione di edifici pubblici, come il teatro del Ridotto. E persino agricoltori del contado iniziarono a recarsi in massa lì, per prelevare calcinacci per le loro esigenze frequentata dai contadini per prelevare calcinacci. Al punto che le autorità del tempo decisero di arginare questo fenomeno fuori controllo, e trarne risorse, istituendo un apposito tariffario.

Oggi le residue macerie, che furono utilizzate come “sottofondo” per la piazza che nacque nello spazio rimasto vuoto dopo la scomparsa della chiesa (prima organizzata a giardino e poi sotto forma di piazzale anonimo in ghiaino), sono una barriera per le ricerche archeologiche.

Per esempio – ha riferito l’archeologa – ci si aspettava di trovare numerose fosse da grano, visto che in quell’area ne sono segnalate ben 23 in antichi atti ufficiali. Erano talmente tante che chi governava la città dovette regolamentarle, in quanto erano diventate pericolose: capitava infatti non di rado che persone e anche carri ci cascassero dentro.

Sotto lo strato di macerie potrebbero esserci le testimonianze del passato più importanti, ma la possibilità di scoprirle dipenderà da quanto si andrà in profondità. Il progetto di riqualificazione delle tre piazze prevede infatti scavi abbastanza superficiali: tra i 90 e i 240 centimetri.

Ossa e altre scoperte

Intanto, sono comunque tre gli elementi interessanti emersi finora.

Uno è appunto l’ossario, che sembra quasi un trattato di anatomia per la gran varietà di pezzi di scheletro lì conservati. Già durante scavi effettuati a pochi metri di distanza tra il 2005 e il 2010, erano tra l’altro affiorate più necropoli, di varie epoche. Nella zona dell’ossario è stato trovato anche qualche oggetto, tra cui monetine e soprattutto un frammento di pettine d’osso. Visto che era un tipico oggetto dei corredi funerari dell’età tardo imperiale, si cercherà di capire cosa ci facesse lì: è effettivamente così antico o magari quella tradizione andò avanti per parecchi secoli.

Passando dai resti umani a quelli edilizi, è stato invece portato allo scoperto un lacerto di muro imponente. Dovrebbe essere il perimetro della chiesa di San Francesco nella sua ultima fase, quella successiva alle ristrutturazioni radicali che furono fatte a metà del Settecento.

Un altro elemento su cui si sta indagando è una massicciata posizionata a un paio di metri di distanza dalla facciata dell’ex liceo Monti: era una stradella d’accesso alla chiesa oppure un muretto di quel fabbricato sacro, che potrebbe fare definitivamente luce sugli spazi differenti che occupò in vari momenti della sua esistenza e di cui esistono anche piante d’epoca?

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui