Foto: Fabio Blaco

Ripartenza anticipata delle lezioni in presenza, a seguito di una sentenza del Tar: reazioni variegate alla novità del giorno. Inizialmente il ritorno in aula era fissato per il 25 gennaio, e invece la campanella tornerà a suonare già questo lunedì, seppure con turni per far sì che le presenze non superino il 50%. Caterina Molari, una rappresentante di genitori del consiglio d’istituto del liceo “Righi”, che assieme ad altri aveva scritto una lettera al presidente della Regione Stefano Bonaccini per criticare l’ordinanza con cui aveva posticipato la fine della didattica integralmente a distanza alle scuole superiori, è contenta: “Capisco la difficoltà dei politici chiamati a prendere decisioni difficili, ma questa volta credo davvero avessero preso quella sbagliata”. Simonetta Bini, dirigente del liceo “Monti”, dichiara che “le sentenze del Tar si rispettano, e quindi attendiamo di conoscere, per la nostra realtà, quale è l’organizzazione e la percentuale che il tavolo prefettizio intende indicare come funzionale per la riapertura. Le scuole hanno sempre lavorato, in vista della ripartenza in presenza, e sono preparate». Sulla stessa lunghezza d’onda la dirigente del liceo “Alpi”, Valentina Biguzzi. Luciana Cino, al timone dell’istituto tecnico “Garibaldi-Da Vinci”, sostiene invece che “il problema non è l’apertura o la chiusura a questo punto, ma la chiarezza e coerenza delle indicazioni che ci si chiede di seguire. Rischiamo di fare la fine di quei genitori che, contraddicendosi continuamente, non risultano né autorevoli né credibili. Urge un bagno di verità”. Il sindaco Enzo Lattuca è fiducioso sull’efficienza del sistema di trasporto pubblico: «C’è già da tempo un piano per fronteggiare in sicurezza un ritorno in classe al 75%. Siamo quindi pronti a maggior ragione per questa ripartenza, limitata al 50%». Poi fa un richiamo al realismo, un po’ crudo ma utile per prevenire le frustrazioni in caso di rapido dietrofront. «Ogni venerdì si verificherà l’andamento della pandemia regione per regione, settimana dopo settimana. Se si viene classificati “zona rossa”, non solo vengono sospese immediatamente le lezioni in presenza alle superiori ma anche nelle classi seconde e terze medie, e lo stop dura per almeno tre settimane. Bisogna saperlo, perché in Emilia-Romagna l’indice attuale è 1,18 e a quota 1,25 si passa da “arancioni” a “rossi”. Il margine è molto stretto e tutti gli esperti ci dicono che con la riapertura delle scuole, pur con tutte le cautele, cresceranno inevitabilmente i contagi».

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