Cesena, ricorso per lavoratori bancari: la Uil vince in Cassazione

Dopo 7 anni di tensioni e battaglie legali, è arrivato il primo sigillo definitivo sulla vicenda delle penalizzazioni che circa 200 dipendenti della Brc, finita in liquidazione coatta amministrativa, subirono al momento del loro passaggio sotto Banca Sviluppo. La sezione lavoro della Corte di Cassazione, con una sentenza depositata due giorni fa, ha confermato che il management dell’istituto di credito che portò avanti quella operazione tenne un comportamento antisindacale. Essendo una pronuncia di terzo grado, questa è diventata una verità giudiziaria incontrovertibile che spalanca le porte a un esito della stesso tipo per le azioni legali intentate da un centinaio di lavoratori per ottenere il risarcimento di quanto gli fu tolto applicando condizioni peggiorative rispetto a quelle preesistenti di cui godevano.
La Uilca-Uil, che ha seguito dall’inizio tutta la vicenda, canta intanto vittoria per questa prima pronuncia della Cassazione, commentandola con toni tranchant: «Siamo stati i primi ad opporci ad Iccrea (che controllava Banca Sviluppo, ndr) per il loro comportamento, che attraverso il proprio management, come sancito dalla sentenza della Cassazione, hanno ignorato scientemente e selvaggiamente le più elementari regole del diritto. Il loro scopo era quello di chiudere l’operazione di liquidazione coatta della Brc scaricandola con un accordo sindacale separato a discapito dei circa 200 dipendenti». Non manca una frecciata all’indirizzo di Cgil e Cisl, che invece avvalorarono l’intesa affossata poi dai giudici: «Come Uilca-Romagna e Uil di Cesena, da subito abbiamo difeso le persone dal disastro bancario, sia risparmiatori che dipendenti. Purtroppo, però, altri sono stati zitti o hanno dato il loro consenso. Partimmo per primi con la firma in tribunale del nostro Daniele Bertozzi (ora in pensione, ndr), che con l’appoggio e con la supervisione dei nostri coordinatori Uilca-Romagna, Fabrizio Michelacci, e Uil Cesena, Marcello Borghetti, seguì la via indicata dallo studio legale di Piergiovanni Alleva e Alessandra Raffi. Ora, con questa sentenza, poniamo fine ad una incresciosa vicenda».

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