«Dopo il dolore, la beffa». È una rabbia ferma e composta, quella con cui Franco Righi racconta la «beffa» burocratica che si trova a subire dopo la morte di sua moglie Manuela, morta il 12 maggio di quest’anno a 63 anni, a causa di un tumore ai polmoni.

«Una presa per i fondelli»

Si riferisce alla lettera che si è visto recapitare qualche giorno fa in cui gli annunciavano che la pratica per l’ammissione al bonus elettrico per disagio fisico era stata presa in consegna, che aveva superato i primi controlli del suo comune di appartenenza, Cesena, e che se gli ulteriori controlli in corso avessero dato esito positivo dal 1° settembre, quattro mesi dopo la morte della moglie, avrebbe potuto godere del bonus. A scrivere è il sistema di gestione delle agevolazioni sulle tariffe elettriche (Sgate), il sistema nazionale a cui devono fare riferimento i Comuni per l’erogazione dei bonus di compensazione della spesa sostenuta per la fornitura dell’energia elettrica. «Ne faccio una questione di rispetto nei confronti di una persona che è morta e che certo non meritava questa presa per i fondelli», spiega Franco Righi.

Il ritorno a casa

Un bonus per il quale Franco Righi ha fatto domanda la prima volta tra la fine di marzo e inizio aprile di quest’anno, cioè quando ha deciso di riportare a casa dall’hospice di Savignano sua moglie Manuela, ormai entrata nella fase terminale della sua malattia. «Quando ho detto ai medici che la volevo riportare a casa mi hanno dato del pazzo, ma sapevo che era la cosa giusta per mia moglie». Fondamentale è stato attrezzare la casa perché potesse accogliere la moglie. Un foglio dell’Ausl datato 28 marzo 2020, riporta l’elenco degli ausili di cui avrebbe dovuto dotarsi perché il trasferimento venisse autorizzato.

Il bonus

«Mia moglie aveva bisogno di ossigeno 24 ore su 24 – racconta Franco Righi – avrebbe avuto bisogno di almeno una bombola di ossigeno al giorno, ma in quel periodo scarseggiavano, così ci siamo dovuti di dotare di un sistema che si attaccava alla corrente elettrica». Il periodo era quello del lockdown, delle terapie intensive piene e dei reparti Covid. In questa fase a Righi e alla sua famiglia è stato spiegato che avrebbero avuto diritto anche a un bonus che compensasse le maggiori spese che avrebbero dovuto sostenere per l’energia elettrica.

La lettera di risposta

«In quel periodo era tutto chiuso, non abbiamo mai potuto incontrare nessuno, abbiamo dovuto fare tutto via mail», racconta ancora Righi. Ed è sempre tramite mail che a maggio è partito il secondo sollecito per il bonus. Ma di lì a poco la situazione sarebbe degenerata: «Mia moglie ha trascorso i suoi ultimi tre giorni di vita a Savignano, all’Hospice, dove è morta il 12 maggio. È da allora che abbiamo ovviamente interrotto tutti i servizi». Poi qualche giorno fa quella lettera e l’annuncio che il bonus sarebbe stato disponibile da settembre: «Magari potessi avere ancora mia moglie a settembre – commenta laconico – Mi è chiaro che quello che sto vivendo è un dolore che non passerà… Ora questa beffa… è troppo. La trovo una presa per i fondelli, una mancanza di rispetto».

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