Cesena, rette asili non pagate: scatta il recupero forzoso

Rette dei nidi e delle scuole dell’infanzia non pagate: il Comune fa sul serio. Nei giorni scorsi, con un atto del settore Servizi educativi e istruzione, è stata attivata la procedura per la riscossione coatta di quanto dovuto e mai versato da numerose famiglie nel triennio 2015-2017. L’ammontare complessivo è pesante: quasi mezzo milione di euro.

Nei confronti dei debitori inseriti negli appositi elenchi sono state intraprese precedentemente tutte le previste procedure di messa in mora. Ma una volta scaduti i termini fissati per il pagamento, seppur tardivo, è ora necessaria un’azione di forza, ovviamente per vie legali. Non si può fare diversamente non solo per una ragione di equità, ma perché in caso di inezia il Comune rischierebbe di beccarsi una contestazione per danni erariali. Inoltre, anche su impulso delle forze politiche d’opposizione, in questa nuova legislatura ci si sta concentrando sulla questione degli insoluti. L’assessore Camillo Acerbi si è impegnato a sbrogliare una matassa divenuta cronica e che pesa non poco sulle casse municipali.

Le somme da recuperare

Il recupero coattivo che è stato disposto attraverso l’Agenzia delle entrate riguarda importi non versati per un totale di 467.364 euro. Le rette dei nidi mancanti e che sono state ora iscritte a ruolo, come si dice in termini tecnici quando si inizia il percorso per la riscossione coattiva, ammontano a 18.924 euro per il 2015, 13.996 euro per il 2016, 18.851 euro per il 2017. Le cifre relative alle scuole dell’infanzia comunali, per gli stessi anni, sono rispettivamente di 54.372, 45.331 e 37.716 euro. Quelle per le materne statali ammontano invece a 94.505, 102.052 e 80.814 euro. Completano il quadro 803 euro dovuti per la refezione scolastica. Queste somme sono più pesanti rispetto a quanto si sarebbe pagato se si fossero rispettati i tempi, in quanto “zavorrate”, anche se in misura leggera, da recuperi delle spese e interessi. Per esempio, per le scuole dell’infanzia comunali questi oneri aggiuntivi valgono più di 2.300 euro.

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