Cesena, raggiro Aldini e “scalata” Olidata: preso latitante da 350 milioni

Cesena, raggiro Aldini e “scalata” Olidata: preso latitante da 350 milioni

CESENA. Tentativo di scalare l’Olidata e crac Aldini. Dopo essere stato arrestato tempo fa dalla Guardia di Finanza di Cesena era tornato libero. Il “latitante da 350 milioni” (così è stato definito dalle forze di polizia) è stato riacciuffato di nuovo in Campania in queste ore dai carabinieri di Milano.
Le luci su di lui si erano accese la prima volta nel 2016, quando un’indagine della Guardia di Finanza di Forlì e Cesena aveva messo nel mirino 34 persone alcune delle quali, tra cui lui che finì in quel frangente ai domiciliari, erano accusate di essersi inseriti nella Aldini fingendo di poterla risanare per poi invece spogliarne i beni restanti. Avevano millantato addirittura contati con il colosso russo Gazprom per tentate anche nel 2016 la scalata all’Olidata, l’azienda nata a Cesena e specializzata nella produzione di computer. Francesco Delle Cave, 50 anni, è stato ammanettato di nuovo dai Carabinieri della sezione Catturandi di Milano, guidati dal capitano Marco Prosperi, poiché deve scontare una condanna di dieci anni, un mese e ventisei giorni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla abusiva attività finanziaria. La fuga di Delle Cave, un abile “uomo della finanza”, è finita a Mugnano di Napoli, a pochi chilometri dal suo paese di origine, Afragola.
La pena accumulata descrive al meglio la carriera del 50enne, in grado di mettere a segno truffe a sei zeri. Le indagini locali eseguite dalla Finanza lo avevano messo in evidenza come guida del gruppo intento a perpetrare i reati di abusivismo finanziario, bancarotta fraudolenta, truffa aggravata per fideiussioni false, ricettazione e appropriazione indebita.
Il 50enne e i suoi soci, secondo l’inchiesta dell’epoca, erano specializzati nell’emettere false fideiussioni – le loro banche di riferimento erano a Londra e Stoccolma – e nell’indirizzarle a dei loro prestanomi che poi a loro volta rigiravano i soldi su altre società create di proposito a Malta e Montecarlo, dove per qualche tempo lui ha vissuto. Altra specialità del gruppo – stando agli atti – era “aggredire” aziende o rami di azienda in difficoltà, come Aldini, prendere tutti i beni mobili e immobili e poi sparire nel nulla.

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