Tutti assolti i 66 autisti di Start protagonisti di quella che è entrata alla storia come la “protesta infettiva”. Malgrado la prescrizione che già metteva al riparo gli imputati, sono voluti scendere nel merito davanti al giudice Nunzia Castellano in Tribunale a Forlì Gli avvocati Raffaele Pacifico (che difendeva la stragrande maggioranza degli accusati), Gaio Filippo Dianini, Francesca Versari e Nico Bartolucci. Tra 90 giorni potranno scorrere così anche il dettaglio delle motivazioni che hanno convinto il giudice ad assolvere tutti quanti.

Tra Start ed i suoi autisti era già scoppiata la pace. Dopo che la Cassazione aveva rimandato tutti davanti al giudice l’ente trasporti si era accontentata di un risarcimento simbolico ed aveva ritirato la propria costituzione di parte civile. Ottenendo in cambio che gli autisti rinunciassero a partecipare alle varie udienze. Cosa a cui avevano diritto per legge ma che avrebbe (gioco forza) praticamente bloccato l’intero trasporto pubblico su gomma provinciale durante i lavori in aula a Forlì.

In tempo di Coronavirus, poi, se fossero andati in aula anche solo la metà degli imputati tutto si sarebbe bloccato e sarebbe stato rinviato al futuro per impossibilità di distanziamenti a sufficienza.

In tanti ricorderanno l’episodio come quello dei giorni della “protesta infettiva”. Alla vigilia di una giornata di sciopero su Start Romagna (siamo nel 2012) da parte degli autisti arrivarono oltre un’ottantina di certificati medici. In pochi, pochissimi, erano dunque in grado di lavorare. Presupponendo una “malattia strumentale” a dare maggiore forza alle proprie rivendicazioni sindacali, non comprendendo nemmeno gli orari che sono obbligatori per legge per i trasporti scolastici ed il pendolarismo lavorativo, l’ente di trasporto sporse denuncia all’autorità giudiziaria.

Ne nacque il caso di presunte malattie fasulle.

Il 2 ottobre del 2012 era prevista la giornata di sciopero. Gli autisti intendevano protestare per contratti, orari ed altre rivendicazioni.

Ma fin dal giorno prima il sistema di trasporti (anche da e per le scuole) andò in tilt. Gli autisti erano quasi tutti ammalati.

Dei 72 per i quali era stato chiesto il rinvio a giudizio all’inizio, 56 erano difesi comunemente dall’avvocato Raffaele Pacifico. Alcuni sono già usciti al procedimento.

Nel corso di questi anni le tesi difensive sono state sempre le medesime. E sono quelle che devono aver convinto il giudice ad assolvere. Volendo evidenziare che tutti questi autisti avessero “deciso” di protestare in questa maniera, avrebbero tutti fatto finta di essere ammalati. Ma ognuno di loro ha un medico di base che aveva certificato la loro malattia. Quindi per ognuno degli autisti rinviati a giudizio si sarebbe dovuto procedere (quanto meno per coerenza) ad identificare tutti i medici ed a chiederne per tutti il rinvio a giudizio contestuale con l’accusa di falso.

Una ipotesi quella di tirare in ballo i dottori, mai presa i considerazione dalla procura di Forlì fin dalla prima indagine che venne curata dall’allora sostituto procuratore Vincenzo Bartolozzi.

Start Romagna torna sul caso delle multe a una quindicina di studenti subito prima della estensione estiva degli abbonamenti degli studenti che è partita dal 7 giugno. Nei giorni scorsi c’erano state lamentele di un gruppo di studenti per queste multe e per aver dovuto poi fare abbonamenti (che non saranno rimborsati) per andare al mare nel periodo successivo, che poi è stato coperto dall’accordo con il Comune.

Start contesta la tesi «di chi protesta in quanto ‘a voce’ sarebbero stati rassicurati da personale di Start Romagna sulla validità del titolo in possesso. Serve una prova concreta per dimostrare quella che invece appare come accusa grave e denigratoria verso persone che fino a prova contraria svolgono con senso di responsabilità e correttezza il loro lavoro. Abbiamo compiuto anche una verifica e ciò non risulta in alcun modo».

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