Cesena: profuga morta nell’incidente, indagato l’autista del bus

Morta sotto gli occhi dei figli mentre scappava dalla guerra in Ucraina.

Si stanno concludendo le indagini della polizia stradale di Pieve Acquedotto sul terrificante incidente avvenuto domenica all’alba in A14 che ha ucciso la 32enne Tatiana Mujlan: tra le 21 persone che si trovavano ancora a bordo di un bus scappato dalla guerra in ucraina e diretto (come destinazione finale) a Pescara per dare rifugio a profughi.

Gli investigatori della Polstrada stanno mettendo a disposizione del pm Fabio Magnolo la ricostruzione tecnica dell’accaduto un chilometro dopo il casello di Cesena dell’A14 in direzione sud, confermando quanto era apparso fin da subito.

Ad innescare il rovesciamento su un fianco del mezzo è stato un colpo di sono dell’autista che era in quel momento alla guida: un 40enne (anche lui ucraino) che già ora, come atto dovuto in caso di incidenti con esito mortale, si trova ad essere indagato per omicidio colposo. Dopo le visite mediche al Bufalini nelle quali è stato riscontrato come non stesse guidando sotto effetto di alcun tipo di sostanza (alcolica o stupefacente) come di prassi in casi simili gli è stata ritirata anche la patente di guida. Prima di farlo salire su un nuovo autobus che assieme a quelli che prima erano i suoi trasportati ma che lo ha visto questa volta come passeggero fino alla destinazione finale abruzzese.

Chi invece è ancora a Cesena sono il figlio e la figlia (5 e 10 anni) della vittima Tatiana Mujlan. Il padre è in guerra ed a Cesena, per riconoscere ufficialmente la salma, sono arrivati la nonna ed uno zio dei due bimbi da Pesaro. Li hanno potuti incontrare ed hanno potuto star loro vicini. Si stanno coordinando con gli psicologi della Pediatria per calibrare le tempistiche con cui dar loro la notizia della morte della madre nell’incidente. L’intenzione dei parenti è di ottenere l’affidamento temporaneo dei piccoli. Cosa che, finché non avverrà, li vedrà restare ricoverati al Bufalini: per questioni umanitarie e non perché abbiano subito delle lesioni nell’incidente fatale alla loro madre.

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