La vicenda dei rapporti tra il Vescovo monsignor Douglas Regattieri e il fondatore della Piccola Famiglia della Resurrezione Padre Orfeo Suzzi prosegue con un colpo di scena e rischia di “affogare” in un intrico complesso di norme e procedure del Diritto canonico.

Il vescovo ha ritirato la “sospensione a divinis” comminata a don Orfeo Suzzi (e per la quale il sacerdote ha presentato ricorso presso la Congregazione per il Clero) e contemporaneamente ha deciso di procedere con un “processo penale extragiudiziale”, presso la Curia Vescovile.

Contemporaneamente il vescovo ha revocato a don Orfeo la possibilità di celebrare sacramenti e messa (se non in privato) e di confessare e predicare in chiese e oratori.

Nel decreto datato 25 ottobre viene ricordata la travagliata storia del rapporto con don Orfeo, soprattutto negli ultimi anni, e la disposizione assunta nello scorso mese di luglio di sospensione a divinis.

«Ora – ha scritto monsignor Douglas – accogliendo le indicazioni in merito alla procedura da seguire in questi casi con il presente decreto ritiro il Decreto emesso in data 3 luglio 2020, rivisto ed emendato con Decreto emesso in data 31 luglio 2020, che comminava la sospensione a divinis al sacerdote Suzzi don Orfeo. Contestualmente si provvede alla sostituzione dei precedenti provvedimenti con il presente decreto amministrativo di revoca delle facoltà ministeriali».

Le mancanze contestate a don Orfeo vengono ribadite.

«Il reverendo sacerdote Orfeo Suzzi, in base alle notizie e alle prove debitamente raccolte – riporta il Decreto – nonché per conoscenza personale da parte del vescovo, ha tenuto comportamenti non conformi alla sua condizione di chierico, in merito: all’obbedienza dovuta al proprio vescovo, minando in tal modo gravemente la comunione ecclesiale; alla gestione di attività economiche, senza alcuna autorizzazione; alla denuncia calunniosa nei confronti del proprio vescovo; all’assenza protratta ininterrottamente dalla Diocesi senza autorizzazione».

Quindi, «al fine di porre rimedio alla presente situazione di grave scandalo presso i fedeli della Diocesi di Cesena-Sarsina, nonché di indurre il sacerdote a rivedere la propria condotta, con il presente decreto, dalla data odierna e sino al termine del processo penale extragiudiziale che dispongo sia celebrato a carico del sacerdote Suzzi don Orfeo, revoco al summenzionato sacerdote la facoltà di celebrare in pubblico sacramenti o sacramentali, in special modo la santa messa, se non in privato e senza concorso di fedeli; la facoltà di ascoltare le confessioni; la facoltà di predicare, in chiese ed oratori od in occasione di riunioni di fedeli».

Il vescovo monsignor Douglas Regattieri ha scelto di imboccare la strada del processo penale extragiudiziale, che prevede una procedura del tutto particolare, «non potendo procedere attraverso il processo penale giudiziario – si legge nell’atto ufficiale – cui si oppone, a nostro giudizio, l’acuirsi ulteriore dello scandalo e della divisione presso il popolo di Dio di questa Diocesi di Cesena-Sarsina».

La replica di Padre Orfeo

Padre Orfeo, di fronte al nuovo decreto del vescovo, chiede nella sua lettera di “remonstratio” di «voler disporre la revoca della sanzione disciplinare adottata».
Prende atto del ritiro dei decreti relativi alla sospensione a divinis, ma intende mantenere il ricorso pendente presso la Congregazione per il Clero. E lamenta quello che considera «un ingiusto accanimento».Al vescovo ha scritto: «Prendo atto della misura con cui Ella ha disposto il ritiro dei provvedimenti a mio carico, la cui illegittimità canonica e ingiustizia sostanziale è così palese da aver spinto la Congregazione per il Clero a sollecitarla caldamente al loro ritiro, onde evitare una formale smentita del Suo operato da parte della Sede Apostolica».
Sul ricorso da lui avviato, padre Orfeo aggiunge “che il semplice ritiro in autotutela dei due richiamati provvedimenti (i decreti di sospensione a divinis, ndr) non è purtroppo in grado di rimuovere i rilevanti effetti, tanto di natura morale quanto soprattutto di natura economica, che essi hanno nel frattempo prodotto in mio danno, e perciò ad ogni effetto di legge le comunico la mia ferma intenzione di proseguire nel ricorso gerarchico presso la Congregazione per il Clero onde ottenerne il ristoro».
Relativamente all’avvio di un procedimento penale extragiudiziale e non di un «vero processo giudiziale» la conseguenza sarà, secondo padre Orfeo, «quella di impedirmi un pieno esercizio del diritto di difesa. Tale scelta procedurale, oggettivamente pregiudizievole per me, è fondata su ragioni, ovverossia il pubblico scandalo, che in realtà militano proprio nel senso opposto. Stante l’attuale attenzione mediatica sulla vicenda, sarebbe proprio il diniego del processo giudiziale a creare scandalo tanto tra i fedeli della diocesi quanto tra la cittadinanza in generale».
Quanto alla sanzione disciplinare, padre Orfeo sostiene che «è palese l’enorme sproporzione tra la natura dei fatti contestati e la gravità della sanzione adottata, stante che la misura della revoca pressoché in toto delle facoltà si applica ad ipotesi delittuose di ben altro genere e gravità, come purtroppo l’attuale contesto storico-ecclesiale dimostra».

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