Cesena, primo malato di Covid un anno fa: “Ecco il mio inferno”

«Il coronavirus è una malattia terribile, che addosso a me ha lasciato segni indelebili. Ma, a ben vedere, sono “un signore”. Sono stato il primo della nostra zona, ma il medico che mi ha seguito fin dall’inizio mi ha detto che dei primi cinque casi sono l’unico ancora vivo».
Flavio Iachini ha 57 anni. Nella vita aveva un banco di vendita ambulante. Faceva i mercati, ma ora non più, perché non è più in grado di lavorare per le cicatrici che il Covid-19 gli ha lasciato addosso. Abita a Savignano e si accertò che era positivo al Covid-19 esattamente un anno fa, il 28 febbraio 2020. Privo di sensi e con difficoltà respiratorie, fu trasportato nel reparto Malattie infettive dell’ospedale di Forlì. Si risvegliò il 20 aprile, dopodiché fu trasferito al Bufalini e poi, per la riabilitazione, all’ospedale di Santarcangelo, da dove è uscito l’8 agosto scorso.

Gli strascichi sono pesanti. «La malattia mi ha lasciato una invalidità del 75%. Ho costantemente male “nelle ossa”. Faccio fatica a camminare e infatti ora mi sposto poco o niente. Faccio anche fatica a respirare correttamente da allora. Tutti disturbi molto fastidiosi che sono incompatibili con il lavoro di ambulante che svolgevo e che ho abbandonato».

I familiari che vivono con lui non sono invece rimasti infettati, perché appena sentì i primi sintomi ebbe l’accortezza di autoisolarsi immediatamente. Di quell’esperienza tremenda gli sono rimasti anche gli anticorpi al virus, tanto che gli hanno spiegato che per il momento non farà il vaccino. Ma aggiunge che, se gli dessero il via libera, lo farebbe subito. Infine, lancia un messaggio a chi sottovaluta la pandemia o addirittura la nega: «Mi fanno davvero una gran pena. La mia storia è la prova che siamo di fronte a una malattia terribile. I segni che porto addosso non li auguro a nessuno».

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