Cesena, Pollini lascia e racconta il Bonci dopo 40 anni al timone

Franco Pollini, direttore del Bonci, lascia oggi la direzione del teatro per godersi l’antico “otium” romano da pensionato. Il teatro comunale, gestito da Ert, prosegue con la direzione artistica di Valter Malosti e la coordinazione di Cosetta Nicolini che dall’Arena del Sole di Bologna torna a Cesena dove già collaborò con la Societas Raffaello Sanzio. Non è facile riassumere una direzione quarantennale. Il direttore uscente raccoglie alcuni temi del lungo percorso e offre qualche suggerimento.

Partiamo dall’inizio direttore, come arrivò all’incarico, quale Bonci trovò e come lo portò avanti?

Entrai in Comune nel dicembre 1979, a 26 anni, e subito mi occupai anche del Bonci. Poi dalla metà degli ’80 da dirigente, ebbi una responsabilità unica sul teatro. A Cesena trovai un progetto della città che veniva da lontano, sul quale mi sono inserito. Allora il teatro aveva due serate di prosa. Ricordo il 31 ottobre 1984, giorno della morte di Eduardo De Filippo. Al Bonci Carmelo Bene replicava il suo spettacolo “Adelchi”; fece una prolusione su Eduardo e aggiunse: “Voi a Cesena dovete arrivare alla settimana di sei repliche, perché il teatro Bonci dev’essere il teatro della Romagna!”. Di lì a due anni raggiungemmo l’obiettivo mantenuto fino al 2003; contemporaneamente abbiamo costruito una stagione a 360 gradi con rassegne di musica, danza, ricerca, progetti speciali.

Parallelamente partì una stagione Ragazzi.

Fu nel 1980 e coincise con l’Anno dell’infanzia. L’allora assessore Roberto Casalini diede un forte impulso. Cesena fece subito una scelta di politica culturale importante, investì tanto coinvolgendo scuole e città di un’area vasta romagnola, oggi undici comuni. Ponendo scuole e insegnanti in una condizione di privilegio, con una relazione diretta. Questo portò ai picchi di presenze di studenti nel cartellone serale, e al Festival.

Il Festival di teatro scolastico per le superiori esordì nel ’98 e subito con successo.

Nacque da un’idea mia e di Andrea Pollarini; era il tempo di Prodi, di Veltroni alla Cultura, di Berlinguer alla Scuola, si aprivano possibilità per produzioni di scuole. Dal teatro per i ragazzi il festival spinse al teatro fatto dai ragazzi. Subito scoprimmo produzioni molto interessanti di teatro classico, addirittura antico. Da lì partì un’attività con una sua identità che ci ha portato a un buon risultato, ma che dovrà crescere e svilupparsi anche in altre direzioni.

Soffermiamoci sugli anni d’oro, quali le maggiori soddisfazioni?

Le stagioni trascorse dalla riapertura del 1996, dopo il restauro, al 2001 quando l’amministrazione decise di esternalizzare la gestione, furono da record. Ricordare attori e spettacoli di 40 anni mi è impossibile. Cito però Marcello Mastroianni, straordinario attore e persona, di una gentilezza squisita. Fra i titoli, due furono un “colpo” dai risultati non paragonabili: le anteprime “Allacciare le cinture di sicurezza” (novembre 1987) e “In principio era il Trio” (ottobre 1990) di Lopez-Marchesini-Solenghi. Mi battei tanto per averli, rimasero un mese a provare, una ricchezza enorme per un teatro.

Con la gestione Ert le cose cambiarono, gli spettacoli ebbero meno appeal, vent’anni dopo come commenta quella scelta?

Allora mi battei contro, affinché rimanesse la gestione diretta, ancora oggi dico che quella fu una scelta sbagliata. Una volta però stabilito Ert come gestore, credo che sia stata la migliore possibile come gestione esterna. Al punto che io stesso ho chiesto di essere trasferito. La vocazione produttiva di Ert è decisiva. All’inizio pagammo alcune scelte artistiche difficili per il pubblico, ma la struttura negli anni è cresciuta fino a diventare teatro nazionale di cui il comune di Cesena è socio, e dunque parte in causa nelle scelte. Dobbiamo essere orgogliosi. L’attuale direttore Valter Malosti ha un’idea di teatro flessibile, propenso a titoli popolari anche per un pubblico giovane, ho fiducia.

Si critica però la mancanza di un cartellone di musica all’altezza, anche classica.

È così, ma gli investimenti sono calati, la musica dispone di soli 80.000 , danza compresa. Un rammarico è di non essere riuscito a portare il pianista Maurizio Pollini. Credo che il Bonci debba avere un palcoscenico importante per la musica classica in tutte le sue derivazioni.

Il Bonci come può essere il teatro di riferimento della Romagna?

Ad esempio, puntando su spettacoli in esclusiva, sulle prime, così come allargando le collaborazione, magari per la prosa, con i teatri di Forlì, Ravenna, Rimini, Faenza. Continuo a pensare che sia una grande idea mettere insieme i teatri.

Come immagina, dunque, il Bonci del futuro?

Lo vedo come un teatro dentro al quale il Ridotto, che non sono riuscito purtroppo a vedere, giocherà un ruolo importante come secondo teatro, e come luogo di laboratori e spazi museali. Vedo un Bonci con una presenza musicale importante e capacità progettuale e produttiva. Io continuerò a viverlo come cittadino militante.

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