Cesena, gamba amputata: “Hai rotto il cartello, ora paga!”

Il 14 maggio scorso è scivolato con la moto sulla via Emilia, dalle parti di Case Castagnoli, mentre rincasava a Longiano. Le lesioni rimediate a una gamba a seguito della caduta si sono rivelate talmente gravi che è stata inevitabile l’amputazione. Ora, mentre sta cercando di riprendersi, con coraggio e fatica, sostenuto anche da una raccolta fondi lanciata da sua sorella per acquistare una protesi, Giulio Bernini deve fare i conti con uno “schiaffo” pesante non tanto dal punto di vista pratico quanto da quello psicologico. Il Comune ha intrapreso infatti un’azione per il risarcimento dei danni, in quanto nell’incidente di cui è stato vittima è stato abbattuto un segnale stradale e ha segnalato il danno alla compagnia d’assicurazione. Quest’ultima lo ha a sua volta comunicato a Giulio, precisando che il danno sarà a suo carico, perché “non ha fatto denuncia del danneggiamento entro 3 giorni”. E qui scatta l’effetto beffa e l’insensibilità di fronte a un dramma che segna la vita. È una cosa dura da digerire, se non altro perché – fa notare l’ingegnere 31enne – «è stato proprio quel cartello a distruggermi la gamba». Il risarcimento che il Comune ha chiesto, il cui importo non è ancora definito, finirà dunque per essere a carico del malcapitato. Ma non è questo che brucia. Giulio spiega: «Sono passati i tre giorni entro cui avrei dovuto denunciare quel danno causato dal sinistro e non l’ho fatto, perché francamente non mi è venuto in mente. Un po’ perché in tutta la mia vita non avevo mai avuto incidenti e un po’ perché avevo altro a cui pensare. Ero in ospedale e non avevo di certo la lucidità per occuparmi di questo genere di cose, né ero nelle migliori condizioni per farlo». Però quello che contesta Bernini non è la legittimità formale della procedura che si sta seguendo. «Quello che mi amareggia è il modo, la scarsa sensibilità. Dietro le norme ci sono sempre delle persone. E ciascuna persona dovrebbe sempre avere almeno una testa pensante, se non un cuore. Inoltre, mi sarebbe piaciuto che il Comune avesse contattato anche me, invece di rivolgersi solo all’assicurazione». Il 31enne longianese ne fa appunto una questione di buon senso: «Tutto giusto formalmente, per carità, ma trovo quanto meno curioso che si vengano a chiedere soldi a una persona che sta fruendo di una raccolta fondi per acquistare una costosa protesi per un rapido ritorno alla normalità».

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