Cesena, per il Parlamento si punta sui “veterani”

Non sarà la stagione dei debuttanti. Con la data del voto fissata al 25 settembre, la prossima tornata elettorale, con tutta probabilità, vedrà tra i candidati solo volti “già noti” della politica. Il tempo è troppo poco per cercare nuovi potenziali talenti e per formarli. Per questo, facilmente, nella formazione delle liste dei candidati al Parlamento si guarderà a chi la politica già la pratica e la mastica: parlamentari uscenti (ma non è il caso di Cesena), consiglieri regionali, ex amministratori, segretari dei partiti. In Romagna la partita è quasi ovunque considerata aperta, non ci sono tanti seggi “sicuri”, e anche questo è un elemento che potrebbe fare da deterrente per potenziali candidati espressione della società civile.

Le coalizioni

Quello delle coalizioni sarà il primo nodo da sciogliere: il 14 agosto andranno presentati i simboli. I partiti a destra partono con il vantaggio di avere già chiaro il nucleo fondamentale della coalizione che comprenderà Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Mentre a sinistra le alleanze sono ancora tutte da definire e da costruire e anche la forma della coalizione, a maggior ragione con questa legge elettorale, avrà un impatto sui nomi.

I collegi e le liste

Le liste per i collegi plurinominali e i nomi dei candidati nei collegi uninominali andranno presentati entro il 22 agosto. La legge elettorale prevede un sistema misto: maggioritario nei collegi uninominale, dove dovrà presentarsi un unico candidato per ciascuna coalizione e proporzionale nei collegi plurinominali, dove ogni partito della coalizione presenta i propri candidati. Dopo il taglio del numero dei parlamentari (passati da 950 a 600) sono stati ridisegnati i collegi elettorali. In Romagna i collegi uninominali per la Camera sono 4: Forlì-Cesena; Rimini; Ravenna; Ferrara. Per il Senato sono 2: Forlì-Cesena e Rimini; Ravenna e Ferrara. Per il plurinominale c’è un unico collegio sia per la Camera che per il Senato. Alla Camera comprende Forlì, Cesena, Rimini, Ravenna, Ferrara; per il senato Senato: Forlì, Cesena, Rimini, Ravenna, Ferrara e Bologna.

I nomi a destra

I collegi uninominali “sicuri” e quelli da capolista nei listini dei plurinominali sono i posti più ambiti. A destra tra i nomi spendibili c’è sicuramente quello di Jacopo Morrone, deputato uscente, ha avuto anche un’esperienza da sottosegretario alla Giustizia nel Conte 1, e sembra godere della stima e dell’appoggio della Lega Romagna, di cui è anche segretario. C’è poi quello di Alice Buonguerrieri: il suo essere segretaria di un partito in forte ascesa come Fratelli d’Italia, ne fa non solo una candidata papabile, ma anche una possibile eletta. Tra i nomi che si rincorrono in questa area c’è anche quello di Francesco Giubilei, editore, presidente di Nazione Futura e della fondazione Tatarella, ma non stupirebbe in questo caso vederlo sì candidato, ma in altri collegi, lontani dalla Romagna.

I papabili del Pd

A sinistra il Pd ha un vantaggio sui colleghi forlivesi, quello della maggiore stabilità e di aver vinto tutte (o quasi) le partite che c’erano da vincere. Questo in uno scenario che dopo il taglio dei parlamentari impone la provincia come unità di misura, non è un dettaglio di poco conto, è ad esempio l’elemento che rischia di precludere la strada a Daniele Valbonesi, sindaco di Santa Sofia e segretario della federazione forlivese del Pd. Chi sembra avere le possibilità più solide è Massimo Bulbi, attualmente consigliere regionale, con un passato da sindaco di Roncofreddo e da presidente della provincia, e amico di lunga data del segretario nazionale Pd Enrico Letta. La questione di genere rischia di penalizzarlo. In nomi che circolano negli ambienti Pd romagnoli sono quasi tutti di uomini, ma le liste andranno equilibrate anche da questo punto di vista. Tra le donne un nome che Cesena potrebbe spendere è quello di Lia Montalti, collega di Bulbi all’assemblea legislativa in Regione. Tra gli ex amministratori, sembrano essere fuori dalla partita, per le loro scelte professionali e di vita, e non certo per potenziale politico, sia Paolo Lucchi che Simona Benedetti.

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