Cesena: patto civico con i residenti per un pezzo di via Battisti

C’è via Cesare Battisti e poi c’è uno stradello che si chiama così, ma è come se non esistesse. È il vicolo laterale che dal collegamento viario tra il Ponte Nuovo e il centro storico conduce ai giardini Serravalle, dopo due serie di gradoni. Anche quello è via Battisti, come indica in modo chiaro il segnale toponomastico posto all’inizio, ma «in realtà è un orfanello, che avrebbe bisogno di essere adottato da qualcuno pronto finalmente a prendersene cura».

Lo sottolinea Sandra Canduzzi Pieri, residente ultraottantenne che da sempre si impegna per valorizzare quello spazio. Come quando ha commissionato all’artista Stefano Natali il grande murale realizzato proprio lì, che raffigura personaggi famosi legati in qualche modo a Cesena che vanno in bicicletta. Un’opera molto apprezzata e che ha reso più bello un luogo grigio e anonimo e per la quale è stato chiesto finora in vano un faretto per illuminarla anche di sera.

Ma il problema maggiore è quello della pulizia dello stradello. gli operatori chiamati a prendersi cura di via Battisti sostengono che quel “braccio” di collegamento con l’area verde sottostante non è di loro competenza. Il risultato è un senso di abbandono e una sporcizia visibile per terra, se non quando qualche cittadino come Canduzzi Pieri si prende la briga di fare pulire quella che però non è una via privata ma pubblica. Ovviamente i primi colpevoli del degrado di quel luogo sono gli incivili che non ne hanno rispetto. Però chi vive in quella zona o la frequenta fa notare che dovrebbe essere il Comune ad assicurare il decoro anche di quella parte di via Battisti.

Per questo Canduzzi Pieri lancia quella che può sembrare una provocazione, ma è una vera richiesta: «A questo punto, si cambi nome a quella stradina. Magari la si potrebbe chiamare via Violante Malatesta». Per la verità, a quella donna straordinaria (seppure con la denominazione Violante da Montefeltro) è già dedicato un piazzale dalle parti dell’Osservanza. Ma non è questo il nodo principale della questione. Al di là del pungolo costituito dall’invito a modificare il nome del vicolo, il Comune viene sollecitato ad affidarne la gestione a qualche cittadino, se proprio non se ne vuole interessare. Si auspica insomma un “patto civico” che permetta a Canduzzi Pieri e magari a qualche altro volenteroso residente di effettuare la manutenzione giornaliera del viottolo dimenticato. Compreso quanto c’è da fare per le piante nei vasi “a cassa” di colore rosso che il Comune ha posizionato lì: «Sta crescendo la gramigna, perché nessuno se ne occupa».

Il messaggio lanciato è semplice e chiaro: «C’è un gran bisogno di avere una città più bella e curata – commenta la donna – perché la bellezza rende felici e migliora anche la sicurezza dei luoghi pubblici».

Infine, Canduzzi Pieri ricorda che già da tempo chi abita in quell’area ha chiesto che «l’area di sgambamento dei cani, che crea disagi fisiologici a chi vive a pochi metri da lì, venga spostata dalla parte dei giardini sul lato di via Battisti a quella opposta (a ridosso di via Mulini, ndr). È stato promesso che sarà fatto, ma non è possibile dovere sempre aspettare anni per passare dalle parole ai fatti».

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