Cesena: panchina rossa e spettacolo Ert per i 50 anni di Cristina

Oggi Cristina Golinucci avrebbe compiuto 50 anni. Un compleanno che sarà vissuto in maniera speciale in città perché per lei verrà posta nella frazione dove viveva (Ronta) una panchina rossa come monito contro le violenze di genere; ma anche perché in queste ore sta diventando ufficiale che la piece teatrale in preparazione sulla sua storia andrà sul palco: in anteprima al Bonci con una produzione sostenuta da Ert.

Scomparsa nel nulla

Una manciata di minuti prima delle 14 del 1° settembre 1992, Cristina Golinucci, ragioniera di 21 anni, posteggiava la sua Fiat 500 color carta da zucchero nel parcheggio esterno al convento dei frati Cappuccini. Di lì a poco era attesa dal suo confessore: padre Lino Ruscelli, con il quale aveva preso appuntamento. Un incontro al quale la ragazza non è mai arrivata. Mistero su cosa le sia successo nelle poche decine di metri che separano l’auto posteggiata e chiusa a chiave, dall’ingresso del convento di via Garampa.

Da allora ad oggi i suoi famigliari non hanno mai smesso di cercarla. Passando velocemente da una prima fase in cui speravano di ritrovare una figlia a quella in cui (da anni) chiedono “solo” un corpo e una tomba su cui poter piangere.

In quasi 29 anni da quel maledetto 1° settembre si sono alternate due distinte indagini per cercare di rintracciarne almeno i resti. Anni in cui cercando chi può averla uccisa si sono intrecciate testimonianze, lettere anonime, segnalazioni. Anni nei quali la madre di Cristina (Marisa Degli Angeli) ha fondato anche un’associazione che si occupa di persone scomparse: continuando con “Penelope” a cercare la verità su sua figlia e contemporaneamente aprendo fronti nuovi di pubblica utilità: come la battaglia per un’unica banca dati del Dna in Italia per poter dare volto e nome a spoglie mortali ritrovate anche a decine di anni di distanza.

Indagini senza colpevoli

Nel parcheggio di via Garampa dove l’auto di Cristina è stata lasciata chiusa, c’era anche un’ altra auto: una Fiat Ritmo che è entrata nelle indagini soltanto nel 1996 (e le cui tracce si persero da un demolitore di Borello).

Tante, e finite solo alla sua morte, le incongruenze nelle dichiarazioni temporali del confessore di Cristina Golinucci. Quel Padre Lino che, almeno in una circostanza, ha raccolto una “confessione extra giudiziale” del sudafricano Manuel Boke: un senza tetto ospite del convento. Parole di un suo coinvolgimento nella scomparsa di Cristina (“Si, sono stato io”) che Boke ripeterà solo una volta a Padre Lino mentre il sudafricano si trova in carcere per violenza sessuale ai danni di una cesenate. Parole che mai più dirà, almeno non ai famigliari di Cristina che in più occasioni gli hanno offerto anche denaro pur di recuperare almeno la salma della congiunta. Parole che non ripeterà nemmeno ai microfoni che gli vennero nascosti dagli investigatori nella sua cella del carcere della Rocca.

Le dichiarazioni ufficiali fatte negli anni spostano temporalmente Padre Lino all’interno del convento e ricollocano più volte i suoi movimenti in attesa di Cristina. Così come cambiano spesso sia la collocazione a quell’orario di Boke che quella di altri ospiti del convento (extracomunitari che in cambio dell’ospitalità aiutavano i frati nelle faccende quotidiane). Descrizioni del giorno della scomparsa sempre diverse.

Di certo e concreto c’è che nella seconda inchiesta datata 2010 convento, portineria, foresteria, centro del chiostro, corridoi interni, vani scale, vani nella lavanderia, dispense, cantine, seminterrati, cisterna della raccolta acqua, cripta e ossari, verande a fronte chiesa, vani esterni adiacenti all’impianto che servono per allestire il presepe, vasche per le acque piovane in muratura collocate in un altro luogo, parapetti ed ala noviziato sono stati scavati e controllati alla ricerca del cadavere di Cristina, mai trovato.

L’archiviazione senza indagati dell’ultimo procedimento è datata gennaio 2011. Del 2015 l’ultima lettera anonima che tracciava contorni pesanti e violenti sulla scomparsa della 21enne e la sua morte. Una missiva mai tenuta troppo in considerazione dagli investigatori.

Panchina e teatro

Oggi, in quello che sarebbe stato il giorno del suo 50° compleanno, l’assessore ai Diritti e alle Politiche delle differenze Carlo Verona e il Forum delle Donne di Cesena collocheranno una panchina rossa a Ronta, in ricordo di Cristina Golinucci. La seduta, segno tangibile di disapprovazione e rifiuto di ogni forma di violenza sulle donne, sarà posizionata nel parco di Cristina, tra via Mimose e via Ginestre. La madre, così come le persone che l’hanno conosciuta e come molti altri concittadini colpiti dalla vicenda, saranno presenti. Come pure sarà presente Giacomo Garaffoni: regista – autore cesenate che sta da tempo col sostegno di We Reading progettando e preparando lo spettacolo “Voglio soltanto le ossa”.

Da anni al lavoro su ogni dettaglio della storia di Cristina Golinucci, Garaffoni nel 2021 inizierà allestimenti e prove della futura rappresentazione. Obiettivo esordire al Bonci nell’autunno 2022 (quando si spera che il Coronavirus e le sue limitazioni siano solo una ricordo). Grazie anche, è la novità di queste ore, al contributo di Ert che sosterrà la realizzazione dello spettacolo.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui