Cesena, padre Orfeo a processo giovedì: vescovo accusatore-giudice

L’udienza del processo penale canonico amministrativo extragiudiziale nei confronti di padre Orfeo Suzzi, fondatore della Piccola Famiglia della Resurrezione di Valleripa, è stata fissata dal vescovo per giovedì mattina. Dopo la rinuncia del primo avvocato d’ufficio scelto dal sacerdote, la nuova avvocata d’ufficio Paola Cipolla aveva chiesto tempo per approfondire la conoscenza della vicenda, che vede ormai da anni un conflitto tra padre Orfeo e alcuni membri della comunità originaria e il vescovo Douglas Regattieri. A quest’ultimo ha chiestodi modificare il tipo di processo, trasformandolo da extragiudiziale (cioè interno alla Curia, col vescovo contemporaneamente accusatore e giudice) in processo giudiziale, con la possibilità per “l’imputato” di essere giudicato da un giudice terzo. Questo tipo di processo – evidenziava l’avvocata – «garantisce più adeguatamente la tutela dei diritti dell’accusato», a cominciare dal diritto ad avere un giudice imparziale. Ma il vescovo, giovedì scorso, ha rigettato la richiesta di modifica del processo ed ha convocato don Orfeo e l’avvocata per dopo domani. Uno deei capi di imputazione è stato però stralciato e «verrà fatto oggetto di ulteriore approfondimento ad opera del delegato vescovile. Icomportamenti “non conformi” per i quali il fondatore di Valleripa è chiamato a processo riguardano la mancanza di obbedienza al vescovo, la gestione di attività economiche senza autorizzazione, la denuncia calunniosa nei confronti del vescovo, l’assenza dalla Diocesi senza autorizzazione. Padre Orfeo è dunque atteso per questo “faccia a faccia” col vescovo, dopo che nell’ottobre 2020 monsignor Regattieri aveva ritirato il decreto di sospensione a divinis nei suoi confronti, dopo il ricorso presentato dal sacerdote alla Congregazione per il clero, ma aveva decisodi procedere con processo penale extragiudiziale, «non potendo procedere – aveva scritto il vescovo nel provvedimento – attraverso il processo penale giudiziario cui si oppone, a nostro giudizio, l’acuirsi ulteriore dello scandalo e della divisione presso il popolo di Dio di questa Diocesi». Fino al termine del processo, sono revocate al sacerdote le facoltà di celebrare in pubblico messe e sacramenti, ascoltare confessioni, predicare in chiese o in occasione di riunioni di fedeli.

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