Cesena, omicidio alle Vigne: niente perizia psichiatrica né sconti di pena

E’ iniziato oggi con due no il processo per l’omicidio avvenuto il 19 dicembre scorso nel parco Fornace Marzocchi, alle Vigne. Non ci sarà alcun rito alternativo per il 66enne Giuseppe Di Giacomo, che ammazzò a coltellate, per tensioni di vicinato, Davide Calbucci. Quella strada avrebbe permesso di ottenere uno sconto di un terzo sulla pena, ma non è stata battuta dall’avvocato dell’imputato, Filippo Raffaelli, forse nella consapevolezza che sarebbe stata una missione quasi impossibile. Non si può infatti procedere a giudizio abbreviato per reati punibili con l’ergastolo. E le tante aggravanti (premeditazione, futili motivi, crudeltà, precedenti atti di stalking) rendono concreta questa prospettiva. E’ stata inoltre negata la perizia psichiatrica, che era stata invece chiesta dal difensore dell’imputato: le familiari della vittima che si sono costituite parte civile (la moglie, la figlia e la sorella, assistite dagli avvocati Alessandro Sintucci e Marco Baldacci) si sono opposte, sottolineando l’atteggiamento lucido sempre mostrato dall’assassino, e anche i giudici hanno ritenuto che non sia necessario fare valutare da uno specialista la sua capacità di intendere e di volere al momento dell’omicidio.
La corte d’assise presieduta da Monica Galassi, con Marco De Leva giudice a latere (il pubblico ministero che sostiene l’accusa è Laura Brunelli) tornerà a riunirsi il 12 luglio: in quell’udienza saranno ascoltati 9 testimoni e il medico legale che eseguì l’autopsia sul cadavere di Calbucci. Intanto, l’avvocato di parte civile, per “congelare” il patrimonio dell’omicida in vista di presumibili risarcimenti, ha chiesto il sequestro conservativo del 50% di un immobile di sua proprietà, ubicato a Enna, città della Sicilia, la terra di cui Di Giacomo è originario. Il giudice si è riservato la decisione.

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