Cesena, obiettrici anti-aborto a livelli record in consultorio: sono il 63%

A Cesena sono particolarmente numerosi i medici che rifiutano di eseguire prestazioni legate a interruzioni volontarie di gravidanza. In particolare, all’interno del consultorio ben il 63% delle ostetriche sono obiettrici: in nessuna altra città dell’Emilia-Romagna si raggiunge questo livello. Anche all’ospedale Bufalini il fronte dei ginecologi anti-abortisti è molto ampio: sono il 47% di quelli in servizio, a fronte del 33% a Forlì e del 30% di Ravenna, mentre a Rimini la percentuale è ancora più elevata (53%). Sono invece meno gli obiettori tra gli anestesisti (36%), le ostetriche (31%) e gli infermieri e le infermiere (14%).

E’ questo il quadro che emerge dai dati raccolti dall’associazione cesenate “Ipazia liberedonne”, che ha partecipato a una mappatura sull’obiezione di coscienza in regione, promossa da varie realtà femministe, chiedendo a tutte le Ausl i dati ufficiali riguardo l’obiezione di coscienza del personale medico e non medico nelle loro strutture sanitarie.

“Ipazia” è particolarmente contrariata dalle tante professioniste anti-abortiste che lavorano nel consultorio: “Come è possibile – si chiede – che propriop in quella che è la prima struttura a cui ricorre la donna per chiedere il certificato per l’interruzione volontaria di gravidanza, questa sia accolta da ostetriche obiettrici? Come si può condurre un colloquio e rispondere alle richieste di una donna essendo intimamente discordi con la scelta che chiede di fare? Come non perpetrare lo stigma per la scelta dell’interruzione volontaria di una gravidanza? Queste sono le domanda che ci siamo poste e che poniamo”. Perciò l’associazione intende aprire con i responsabili dell’Ausl “un confronto proprio sul ruolo dei consultori, ai quali la Legge 194 del 1978 ha affidato compiti precisi per una procreazione cosciente e responsabile, che comprende anche l’interruzione volontaria di gravidanza. Invece nel 2021 la realtà è ben diversa. I finanziamenti sono in continua riduzione, consultori depotenziati o chiusi in molte zone, insufficienti. Basti pensare che Cesena ha un solo consultorio per una popolazione di 97.000 abitanti. E di educazione sessuale per le giovani generazioni non se ne parla più. Come si pensa in questo modo di corrispondere agli obiettivi della 194? Se vogliamo fare veramente prevenzione occorre agire su educazione sessuale e contraccezione. Occorre che tutte le cittadine e tutti i cittadini siano informati e s’interessino a queste tematiche. La salute e l’autodeterminazione delle donne non possono essere continuamente sotto attacco. L’interruzione volontaria di gravidanza non può essere un percorso a ostacoli e l’obiezione di coscienza non può diventare una questione di comodo”.

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