Cesena: nata la prima scuola di basket in carrozzina

Entrando nel vecchio palasport di Cesena si viene avvolti dai suoni tipici della pallacanestro: quelli delle voci dei cestisti e dei palloni che rimbalzano a terra e sui tabelloni.

C’è solo un rumore che manca: quello dei passi sul parquet.

Manca perché i giocatori che sfrecciano velocissimi da un lato all’altro del campo lo fanno spingendosi sulle sedie a rotelle.

L’unica in piedi, concentrata a osservare le azioni di gioco, è Claudia Bedin, l’insegnante di educazione motoria che ha portato il basket in carrozzina all’interno della scuola media “Viale della Resistenza”.

Veneta di origine e bolognese d’adozione, da sempre nel mondo della palla a spicchi, da sei anni la professoressa è in cattedra nell’istituto della zona ippodromo e, insieme alla collega Lara Barucci, si occupa dei progetti sportivi. La sua esperienza nell’ambiente paralimpico viene da lontano.

«Nei primi anni duemila ho collaborato con un’associazione di Bologna che organizzava viaggi e programmi di sport per disabili e mi sono appassionata a questo mondo. Allenavo già da diversi anni nel basket tradizionale e ho deciso di acquisire il brevetto da allenatore per avviare l’attività di basket in carrozzina in ambito giovanile a Bologna».

Gli inizi sono stati tutt’altro che facili: «I ragazzi disponibili a entrare in squadra erano veramente pochi. Poi lentamente siamo cresciuti fino a vincere tre scudetti e due Coppa Italia giovanili ed a far raggiungere a quattro dei nostri atleti la maglia della nazionale under 20. Tra questi Matteo Mordenti e Lorenzo Baratta, tutt’oggi atleti de “I Bradipi Bologna” che giovedì scorso si sono schierati in campo assieme ai ragazzi della Scuola Media Resistenza».

Un’esperienza che la professoressa cerca di portare nella scuola creando iniziative che cambino l’ottica con cui ci si approccia a questo universo. Organizzando incontri come quello avvenuto con Luca Righetti, un atleta che si divide fra il ciclismo e lo snowboard, paralimpico ai Giochi invernali di Sochi 2014, che ha fatto da istruttore di mountain bike o come questo corso pomeridiano di “pallacanestro da seduti”.

«In questo sport l’integrazione è un elemento fondamentale. Le squadre sono formate da paratleti e normodotati che giocano insieme.

L’aspetto più complesso è proprio quello di convincere i ragazzi con difficoltà a venire a provare. A volte sono loro stessi a non volersi mettere alla prova, a volte sono i loro genitori a dover fare un percorso che li porti a superare il loro naturale istinto di protezione.

Quello che cerchiamo di fare attraverso il basket è proprio di spostare il punto di vista: non è importante ciò che non posso fare, ma scoprire e utilizzare al meglio quelle che sono le mie abilità. E’ un cammino formativo personale che si inizia in palestra e prosegue per tutta la vita».

L’altro grande ostacolo è stato reperire le costose carrozzine speciali, circa tremila euro l’una, che sono arrivate in prestito a Cesena grazie alla solidarietà delle squadre di Bologna, Padova e Rimini, ma una volta scalata anche questa montagna la professoressa cestista si è data nuovi obiettivi da raggiungere.

«Attualmente sto progettando un camp estivo a Cesenatico. Una vacanza sportiva in cui i ragazzi possano sperimentare e scoprire le loro attitudini ed essere seguiti da personale che possa prendersi cura delle loro particolari esigenze. Per il prossimo anno scolastico sarebbe importante proseguire questa esperienza, sperando di coinvolgere un numero ancora maggiore di ragazzi e magari in futuro fondare un nuovo club autonomo proprio qui a Cesena».

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