Cesena, movida nel mirino dei residenti: esercenti al contrattacco

La descrizione dipiazza Amendola fatta da alcuni residenti, che si dicono esasperati per rumori e maleducazione,viene rigettata completamente dai gestori dei locali, che tagliano corto: «Non corrisponde alla realtà». Sono amareggiati per il modo in cui quello spazio pubblico di fianco al municipio è stato raccontato da chi ci abita. Il sentimento accomuna un po’ tutti gli esercenti in un contesto dove regna la solidarietà tra attività, ma i più preferiscono non parlare, non commentare.

Piazza Amendola: «Certi residenti intolleranti»

Fa eccezione Alan Grilli, del ristorante “Sangiò”: «Quelle che sono state dette da qualche residente sono parole che feriscono. Tutti ci impegniamo per cercare di venirci incontro a vicenda, ascoltiamo tutti, cerchiamo il confronto. Ma qui il problema è che da una parte non c’è alcuna tolleranza nei confronti di chi sta lavorando». Che il rapporto con il vicinato sarebbe potuto essere complesso è un elemento che al momento di avviare l’attività era stato messo in conto al “Sangiò”: «Capisco che possa capitare il gruppo che quando esce dal ristorante chiacchiera a voce un po’ troppo alta, ma sono cose su cui noi abbiamo un controllo limitato. Cerchiamo sempre di tenere monitorati i comportamenti eccessivi, ma mentre lavoro non posso essere fuori a badare le persone con il fucile». Grilli non ne fa solo una questione della sua attività, ma dell’intera piazza: «Alle 22 tutti spengono la musica, che nella maggior parte dei casi poi è di sottofondo, ma a qualcuno non va bene neanche quella. A noi è capitato che ci chiamassero per contestarla alla 21. Così è difficile confrontarsi». Il «caos continuo» raccontato dalla residente non trova riscontro nei racconti di chi in quella piazza ci lavora e che racconta invece una piazza vitale ma anche educata. Se qualche degenerazione può essere capitata – ribatte – rappresenta l’eccezione non la regola. Le critiche della residente fanno arrabbiare lavoratori che sono stati duramente colpiti dalle limitazioni imposte dalla pandemia e solo negli ultimi mesi hanno ricominciato a lavorare a buon ritmo. Ma soprattutto se ne sentono offesi lavoratori che ritengono di fare ogni sforzo possibile per lavorare nel rispetto delle regole e della convivenza tra necessità diverse. C’è un solo elemento che trova riscontro in entrambi i racconti, quello dei residenti e quello di chi nella piazza lavora: la scarsa presenza delle forze dell’ordine. La persona che ha raccontato l’esasperazione degli abitanti ha parlato delle tante segnalazioni ai vigili, con richieste di interventi che sono sempre cadute nel vuoto. A quella lamentela corrisponde il «qua non si è mai visto nessuno» confermato dai titolari delle attività, che però respingono in modo netto la narrazione che vorrebbe la piazza preda di «vandalismi e atti aggressivi». Sostengono che l’assenza delle divise è dovuto semplicemente al fatto che non è mai capitato nulla che rendesse necessario un intervento delle forze dell’ordine. La speranza condivisa è che quello che i più ritengono un “non problema” possa rientrare. Magari con la mediazione dell’amministrazione comunale.

Chiosko Savelli: «Eventi per divertirsi e per la sicurezza»

«Rispettiamo tutte le regole, cerchiamo di confrontarci con tutti, ma non posso dipendere da quel che piace o non piace ai vicini». È la risposta secca di Nicola Pozzati, uno dei soci del “Chiosko Savelli”, una delle realtà al centro delle lamentele di alcuni residenti. «Abbiamo una licenza che ci consente di fare illimitatamente spettacoli, non vogliamo dare fastidio a nessuno, ma abbiamo bisogno di lavorare e quest’anno abbiamo deciso di aumentare un po’ gli eventi, perché questo è il nostro lavoro: accogliere e intrattenere. Non abbiamo mai sforato gli orari comunali, abbiamo ricevuto tre controlli e non abbiamo mai avuto contestazioni. Il problema non è come lavoriamo, ma che qualcuno non riconosce il nostro come un lavoro e i messaggi intimidatori che riceviamo da alcuni vicini lo dimostrano». Un discorso che non vale per tutti: «Alcuni dei vicini ci adorano e sanno che è importante tenere viva e popolata questa parte di città. Il contrario lo hanno sperimentato durante il lockdown, quando noi non c’eravamo ma c’erano i ragazzini che camminavano sulle auto e i ladri che sono passati quattro volte da noi e nelle case».

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