Cesena, morto al lavoro in Turchia: sindacato parte civile

Camera del lavoro di Cesena e Fiom Cgil Cesena si sono costituite parte civile ieri nel corso dell’udienza preliminare per la morte di Marino Iannello, 45enne che ha perso la vita il 23 febbraio 2017 in un cantiere dove lavorava in Turchia, come operaio manutentore della Soilmec, azienda metalmeccanica cesenate della galassia del gruppo Trevi, in aspettativa alla Soilmec Honk Kong. Per quella tragedia il sostituto procuratore Francesca Rago ha chiesto al giudice Giorgio Di Giorgio di rinviare a giudizio Stefano Cordella, Simone Trevisani, Stefano Trevisani e Riccardo Losappio, all’epoca dei fatti con incarichi vari alla Soilmec. Per un difetto di notifica alla Soilmec, considerata comunque parte offesa nel procedimento, l’udienza è stata quindi rimandata al 2 luglio. L’accusa nei loro confronti è omicidio colposo, mentre la ditta è chiamata in causa per un illecito amministrativo da reato secondo il decreto legislativo 230/2001. Marino Iannello era stato chiamato in un cantiere della Trevi Insaat, al porto di Galata presso Istanbul. Quel tragico giorno era intervenuto per rimettere in funzione un macchinario che si era bloccato. Una trivella composta da grandi cavi metallici che all’improvviso si è rimessa in funzione, non si sa se perché mai scollegata o perché azionata dal collega turco che era con lui, e il lavoratore era stato colpito, stritolato da un cavo d’acciaio. Una tragedia che ha gettato nello sconforto la famiglia di Marino Iannello, tutelata dall’avvocato Giuseppe Mazzini di Forlì. In un primo momento sembrava che il caso fosse da archiviare come un errore da parte dell’operaio, ma il legale forlivese si era opposto a questa ipotesi e il magistrato Francesca Rago aveva quindi disposto una perizia da parte del consulente di parte, che aveva portato alla luce una serie di presunte violazioni delle norme anti infortunistiche, decisive nell’incidente che ha poi portato alla morte di Iannello, invece, scagionato per la sua condotta. Al momento dell’incidente con Iannello era presente un operaio turco che manovrava la macchina, e che forse l’avrebbe attivata: pare che i due non potessero comunicare, se non a gesti, per differenze linguistiche. Nell’udienza di ieri davanti al Gip Giorgio Di Giorgio, Camera del lavoro di Cesena e Fiom Cgil Cesena si sono costituite parti civili (la famiglia ha raggiunto un accordo in separata sede) perchè la loro attività di tutela della sicurezza sui posti di lavoro sarebbe stata “resa vana” dalle procedure degli indagata. Cordella, all’epoca direttore commerciale Soilmec, difeso dall’avvocato Carlotta Mattei, Simone Trevisani (all’epoca amministratore delegato della ditta), difeso da Nicola Mazzacuva e Mario Gabriele Di Giovanni, che tutelano anche Stefano Trevisani (all’epoca presidente del Cda della Soilmec), e Riccardo Losappio (all’epoca direttore generale Soilmec), difeso da Mario Zanchetti di Milano, non avrebbero messo in atto tutti gli accorgimenti per evitare la tragedia. Il 2 luglio si saprà se dovranno essere processati.

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