Cesena, moglie investe il marito: confermati risarcimento e pena

Nel 2014 sua moglie, con la quale era in rapporti molto tesi, lo aveva volutamente investito con l’auto, mentre lui era davanti alla scuola delle figlie. Ne era uscito malconcio, con una prognosi di 40 giorni per una frattura a una gamba. La donna era stata chiamata a rispondere di quel suo gesto inconsulto e la giudice Nunzia Castellano l’aveva riconosciuta colpevole del reato di lesioni gravi, condannandola a 8 mesi di reclusione. Una pena sospesa solo a patto che l’imputata versasse subito al marito un risarcimento di 5.000 euro, cosa che è stata fatta. Nei giorni scorsi, quella sentenza è stata confermata integralmente dalla Corte d’Appello di Bologna.

Non è stata la prima vittoria giudiziaria del 37enne cesenate, assistito dall’avvocata Vanessa Pagliarani. La sua consorte 34enne, dalla quale sta divorziando, era stata infatti già condannata, sempre per lesioni, ma in quel caso lievi, per averlo preso a schiaffi.

L’uomo mastica però amaro pensando a quell’episodio, e più in generale ai tanti guai passati per il rapporto conflittuale con la moglie. A partire da accuse infamanti che la donna aveva rivolto a lui e a suo padre. Accuse rivelatesi poi infondate, ma che portarono a mettere sotto protezione in un istituto le sue due figlie.

«Quando mi ha investito davanti a scuola – ricorda il 37enne – era già un mese che mia moglie non mi faceva più vedere le mie figlie. E proprio quello stesso giorno si recò ai Servizi sociali del Comune, dicendo che aveva paura di me. E le credettero, tanto che mi sequestrarono sei fucili che detenevo legalmente. Mi sono sentito come uno a cui rubano l’auto e a cui i carabinieri, invece che cercare i ladri, ritirano la patente, come non è peraltro stato fatto a mia moglie dopo che mi ha investito. Ma la cosa che mi fa più male sono i danni fatti alle mie figlie, a seguito di queste vicende e del loro allontanamento da me sono stati enormi, con una relazione che è tuttora compromessa. Eppure, nonostante sia stata riconosciuta la mia innocenza e mia moglie sia stata invece condannata, non ho mai ricevuto le scuse di chi mi ha ingiustamente additato come un mostro, a partire dai Servizi sociali del Comune di Cesena».

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