Cesena, Michele Di Giacomo in “Io sono mia moglie”

È una prova d’attore importante per più ragioni quella che affronta Michele Di Giacomo, attore, regista, autore cesenate; da stasera alle 21, con repliche fino al 20 giugno, al cine teatro San Biagio di Cesena porta in scena, in prima nazionale, Io sono mia moglie (I am my own wife) dell’americano Doug Wright (testo Premio Pulitzer per il teatro nel 2004), produzione Emilia Romagna teatro fondazione, al debutto italiano. Solo in scena e in forma di monologo, Di Giacomo dà voce e interpreta più di una ventina di personaggi, figure che ruotano attorno, e raccontano la vita di Charlotte Von Mahlsdorf (1928-2002), la protagonista assoluta della pièce, vissuta a Berlino e sopravvissuta nella Germania nazista e poi in quella comunista, fino a trasferirsi negli ultimi anni in Svezia, dove morirà. Charlotte, nata Lothar Berfelde, «ha vissuto la sua vita in abiti femminili – racconta l’attore – ha attraversato le epoche incontrando nazismo, Ddr, caduta del Muro, sempre in abiti da donna. Nata Lothar Berfelde, sente che la sua identità è un’altra. Così un giorno del 1943, a 15 anni nella Prussia orientale, a casa della zia, vede un abito da donna, lo indossa e in quel momento capisce la sua essenza. È quindi una storia di coraggio – continua l’attore – di una persona che decide di essere sé stessa, in un’epoca in cui non era facile. Decide di chiamarsi Charlotte aiutata anche dalla zia e dal libro “Die Transvestiten” (1910) di Magnus Hirschfeld (medico pioniere dei diritti LGBT, fondatore dell’Istituto per la ricerca sessuale aperto dal 1919 al 1933, organizzatore del “Primo congresso per la riforma sessuale” nel 1921 ndr)».

La pièce racconta l’incontro e l’intervista che il drammaturgo Doug Wright andò a fare a Charlotte in Germania, nel museo che la donna transgender aveva costruito. Era il Gründerzeitmuseum, qui rappresentato con un plastico scenografico di Riccardo Canali, nel quale portò oggetti di antiquariato del periodo Gründerzeit; Charlotte aveva ristrutturato il palazzo nel quartiere berlinese Mahlsdorf, ricavandone una casa museo con tanto di bar per la comunità omosessuale di Berlino est.

«Con la caduta del Muro il mondo scoprì Charlotte – dice ancora il protagonista – e anche Doug, che si recò da lei. La pièce è il racconto di quell’incontro, dei nastri delle interviste che Wright registrò con l’obiettivo di scrivere un testo teatrale. Io sono mia moglie è di fatto la ricerca dell’autore di un testo teatrale». La meta teatralità è rappresentata anche dall’alone misterioso del travestito Charlotte, che sollecita nella pièce dubbi sulla identità, sul fatto che gli abiti la nascondono o la mostrano, o che siano la reale essenza di lei o solo una maschera.

«Negli incontri con Charlotte, Doug Wright scopre anche linee nere della donna che non sa come utilizzare. La storia assume così risvolti da giallo. È forse questa la parte che più mi interessa – conclude l’attore –. Charlotte è sì l’emblema di una storia coraggiosa e tassello della comunità omosessuale, ma è anche un essere umano e come tale può sbagliare».

Finzione, realtà, cronaca giornalistica, si intrecciano dunque in un gioco teatrale di voci, sul racconto di una vita fuori dal comune. Euro 15-7.

Info: 0547 355959

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