Cesena, Michela Giraud a “We reading”

La lettura non teme pandemie e relativi divieti; passa e arriva ovunque. Così “We reading” – allargata oggi a “Uni Reading” grazie alla collaborazione con l’Università di Bologna, Campus di Cesena – può tornare in scena per la 4ª edizione anche se a distanza, in streaming. Rientra nel “Patto per la lettura” dei comuni di Cesena e Bologna e si avvale del contributo del Credito Cooperativo Romagnolo.

Gli appuntamenti si svolgono in diretta dal teatro Verdi di Cesena, dall’Oratorio San Filippo Neri e centro sociale Tpo di Bologna. Come è prerogativa della rassegna, i protagonisti del mondo della cultura e del palcoscenico si esibiscono nella veste insolita di lettori, selezionando pagine e autori a loro cari.

Il programma

A inaugurare stasera alle 21, dal Verdi di Cesena, un cartellone composito e sfaccettato, è una delle interpreti comiche italiane più lanciate della stand-up comedy, Michela Giraud. L’attrice legge pagine dal libro “Le donne” scritto nel 1961 da una irresistibile Franca Valeri, scomparsa a cento anni tre mesi fa.

La rassegna continua domani, mercoledì 2 dicembre, con Irene Graziosi, documentarista, blogger, autrice della serie “La prima volta”, che legge “Relazioni intime”.

Si passa all’8 dicembre con due protagonisti: il presidente del Campus di Cesena Massimo Cicognani, professore di analisi matematica, e l’attore-autore Roberto Mercadini affrontano “Menti sospettose. Perché siamo tutti complottisti” di Rob Brotherton. Il 9 dicembre dal Tpo di Bologna il giovane riminese Francesco Cicconetti legge pagine da “I santi scemi (e altri racconti)” del poeta romagnolo Davide Rondoni. Quindi il 15 dicembre è ospite il cantautore romano Giancane, il 16 il cantautore napoletano Giovanni Truppi, chiude il 18 dicembre l’attore bolognese Nicola Borghesi, fondatore della compagnia Kepler-452.

Attrice e drammaturga

Michela Giraud è nata a Roma 33 anni fa ed è fra i personaggi più autorevoli e lanciati dello stand-up italiano, ospite a “Quelli che il calcio”, collaudata presenza sul Youtube, protagonista della web serie “Involontaria”, conduttrice su Comedy Central, vincitrice del Premio Satira di Forte dei Marmi 2020, e pure coautrice del libro “Tea. Storia (quasi) vera della prima messia”. La sua carriera nello stand-up è iniziata cinque anni fa su “Colorado” e “Sorci verdi”; fino a 27 anni però ha studiato danza classica, si è laureata in Storia dell’arte alla Sapienza, ma ha pure studiato recitazione, e anche drammaturgia e sceneggiatura.

Michela, cosa la avvicina all’attrice e umorista Franca Valeri tanto amata ma apparentemente così distante dal suo stand-up?

«Al di là della distanza anagrafica, sento Franca Valeri vicina nei contenuti. La sua esigenza è anche mia: poter denigrare e analizzare in maniera ironica, a volte tragica, la vita borghese nella sua complessità e contraddizioni. Lei lo faceva in maniera quasi struggente, si arrendeva ai racconti di queste donne tradite, amanti, mogli, le dipingeva senza filtri, con maestria quasi malinconica come l’arrendevolezza dell’accettare un tradimento in quanto donna. Per me è molto contemporanea e illuminante ancora oggi».

Lei è fra i nuovi volti dello stand-up comedian; il suo stile fluido, limpido, chiaro, irruente quanto serve, sembra sgorgare naturalmente; ha ricercato questa sua vocazione o si è ritrovata sul palco all’improvviso?

«Ho assecondato caratteristiche che avevo ma che accantonavo; nasco comunque come bambina ribelle, mi sono mantenuta tale e artisticamente ciò mi ha portato fortuna. Ho avuto il coraggio di accettare la mia inclinazione solo dopo aver fatto altre cose, dalla Storia dell’arte al diploma di attrice al master in Drammaturgia. Ho iniziato solo cinque anni fa ma ho subito avuto riscontri positivi ed è stato bello capire di avere trovato qualcosa in cui esprimermi davvero».

Cosa differenzia lo stand-up da un più classico monologo di cabaret?

«Il cabaret classico è più legato alla quarte parete, alla teatralità, lo stand-up verte più sul parlato, su riflessioni personali, ed è imprescindibile dal rapporto col pubblico, come fosse una confessione. È come se il comico confidasse al suo pubblico cose che anche chi ascolta pensa ma inconsapevolmente, e il comico gli dà l’autorità per farlo».

Le nuove generazioni sembrano molto attratte da questa modalità americana sempre più diffusa anche qui.

«In questo tempo c’è attenzione all’individualismo, si avverte un progressivo egoismo, anche per il periodo che ci costringe a stare molto con noi stessi. La ricerca insegue dunque il parlato, l’intimità; va aggiunto che per molto tempo al corpo si sono legati molti tabù e c’erano cose di cui non si poteva parlare. Adesso c’è una nuova libertà».

Essere una protagonista femminile dello stand-up crea problemi a una donna?

«Faccio un lavoro considerato maschile; anche se ho avuto molti uomini dalla mia parte, ne ho avuto altri, e pure donne, che mi hanno intimidito e fatto sentire fuori luogo. La mia natura è di essere una guerriera, certe provocazioni mi galvanizzano e spingono a superare gli ostacoli. E poi la comicità è meritocratica, è un grande strumento di libertà, indipendenza e autoaffermazione, perciò ho cercato di prendermi il mio posto al di là del maschilismo in cui ci si può imbattere».

Diretta dai canali UniBo

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