Cesena: medici ospedalieri in ansia per il futuro

Dopo un anno e mezzo vissuto quotidianamente in trincea contro il Covid, i medici ospedalieri contestano duramente l’idea della Regione di «Creare 15 nuove poltrone destinate ad altrettanti direttori assistenziali da affiancare ai direttori generali ed a quelli sanitari, con relativi staff di supporto». Il timore di Anaao Romagna, che rappresenta circa 600 camici bianchi, è che queste figure siano state inventate per «Aumentare il potere dei dirigenti professionali e l’effetto vessatorio del management sia sui medici che sull’intero personale ospedaliero».

A dirlo senza mezze parole è Gilberto Vergoni, segretario di Anaao Romagna, che però allarga il ragionamento con un messaggio sintetizzabile così: l’emergenza Covid non ha insegnato niente se si concentrano attenzioni e risorse sull’apparato burocratico-dirigenziale dell’Ausl, invece che sul rafforzamento degli organici sanitari e sul coinvolgimento di chi si prende cura dei pazienti.

«È incredibile come spesso nel nostro Paese la politica agisca con estrema inopportunità rispetto alle urgenze che la realtà contingente invece propone – è la premessa di Vergoni – La pandemia ha fatto emergere grosse inadeguatezze e ritardi che da oltre vent’anni hanno caratterizzato le politiche dei governi che si sono succeduti. Superato il momento critico, ma non dimentichiamo che non ne siamo ancora fuori, abbiamo enormi difficoltà a coprire i punti di primo intervento, i pronto soccorso e i turni nei reparti di degenza, compresa la riattivazione delle agende per gli interventi chirurgici che hanno dovuto subire ritardi a causa del l’affollamento ospedaliero da parte dei pazienti affetti da Covid».

Ad “accorciare la coperta” ci sono poi «le ferie, indispensabili perché il personale ospedaliero non ne può più». All’interno di questo complicato quadro, Vergoni, neurochirurgo in forza all’ospedale Bufalini da anni, avverte: «Stiamo mettendo in prima linea medici in formazione non ancora specialisti ed è facile intuire l’enorme difficoltà sia per loro che per tutto il sistema alle loro spalle, con una giurisprudenza che non è certo garante di questo particolare stress test».

Il segretario Anaao si fa portavoce di un «Grande disagio avvertito dai medici, per il fatto di sentirsi trasparenti e invisibili alla classe politica, afoni, trattati come banali prestatori d’opera ai quali è continuamente chiesto di adeguarsi a schemi organizzativi che nulla hanno a che vedere con l’efficienza medica». Così dilaga «la solitudine in certi punti di primo intervento e pronto soccorso, nei turni di reperibilità e nella copertura degli ambulatori non sopprimibili, nonostante le ferie, per le liste di attesa allungatesi a causa della Sars-CoV-2».

Fuori dall’ospedale le cose non vanno meglio, visto «il mancato rafforzamento della medicina generale: si ignora persino la Finanziaria del 2019, che aveva previsto risorse finalizzate a strumentazioni diagnostiche».

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