Cesena, lunedì incontro con Vito Mancuso nel ricordo di don Carlo Molari

Sarà il teologo e docente universitario Vito Mancuso a ricordare, lunedì sera a Cesena, don Carlo Molari. Lo stesso Mancuso ebbe modo di definire il sacerdote cesenate «Il più grande teologo italiano: il più lucido, il più aggiornato, il più aperto, e soprattutto il più amorevole. La sua intelligenza era luminosa e amica del mondo. Era il Teilhard de Chardin del nostro paese».

“L’insegnamento spirituale di Don Carlo Molari”, lunedì 6 giugno alle 20,45 al Palazzo del Ridotto (piazza Almerici, Cesena), è organizzato dall’associazione Benigno Zaccagnini in collaborazione con Ricerca e confronti (Gruppo di spiritualità, ricerca e dialogo – Sorrivoli) e la Comunità Shalom (San Rocco di Cesena). L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming sul canale Youtube e sulla pagina Facebook dell’associazione Zaccagnini (accessibili da www.zaccagnini.org).

Morto nel febbraio 2021, all’età di 92 anni, don Carlo Molari era a un passo dai 70 anni di sacerdozio. Laureato in teologia e in diritto alla Pontificia università lateranense, insegnò in quell’ateneo dal 1955 al 1968, prendendo cattedre anche alla Gregoriana (dal 1966 al 1976) e alla Urbaniana (dal 1962 al 1978). Fu aiutante di studio della Sezione dottrinale del Santo Uffizio dal 1961 al 1968 e, dal 1972 al 1981, dell’Associazione Teologica italiana.

Lasciò l’insegnamento a soli 50 anni, nel 1978, dopo aver pubblicato “La fede e il suo linguaggio”, libro ritenuto non del tutto conforme alla dottrina cattolica. Ebbe così modo di dedicarsi alla scrittura di libri e articoli, oltre a tenere numerosi incontri e conferenze. A queste attività, fino al 2011, affiancò il servizio pastorale all’Istituto San Leone Magno dei Fratelli maristi a Roma.

«La sua presenza – spiega l’associazione Zaccagnini, che ha organizzato negli anni diversi incontri con Molari – era indispensabile per il ruolo che si era assunto, quello di maestro paziente, che ci aiutava a capire cose complicate e semplici, cui eravamo chiusi, perché privi di sufficiente fede. La sua parola era semplice, si rivolgeva a noi come fanciulli, con pazienza, in modo infaticabile, e con la gioia che è propria di chi vive il Vangelo. Il suo percorso ricorda per certi versi quello di don Lorenzo Milani, spedito in isolamento punitivo dai suoi superiori. Proprio come il prete della scuola di Barbiana, la risposta di don Molari ai provvedimenti dei superiori ha mostrato a tutti come la salvezza passi attraverso una sola e unica strada: la fedeltà ad ogni costo al Vangelo e alla Chiesa. Anche per questo don Carlo è stato un testimone credibile di speranza».

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