Cesena: legna e pellet “scottati” dal caro energia

Il pellet è diventato carissimo, la legna non solo costa di più che in passato ma spesso è difficilissima da trovare. È uno dei tanti effetti della crisi energetica alimentata dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni tra Russia e Europa. Ma se nel primo caso a far volare i prezzi verso l’alto è stato anche il comportamento speculativo dei produttori, nel secondo il problema ha più a che con una filiera produttiva che non è in grado di affrontare trasformazioni repentine.

Produzione invariata

A spiegare le dinamiche che sta affrontando il settore è Gabriele Cangini, titolare della Cangini Legnami, e lo fa a partire dai prezzi: «Lo scorso anno la legna da ardere costava dai 13 ai 16 euro al quintale, quest’anno costa 23 euro al quintale, c’è stato un aumento del 50%». Le ragioni sono più di una, ma quella fondamentale è che a parità di produzione la domanda è enormemente aumentata. «La materia prima – spiega infatti Cangini – è la stessa dell’anno scorso e dell’anno prima, ma ci sono molti più clienti». Il problema, spiega Cangini, «è questa è una produzione che si pianifica un anno per l’altro. E poi quello del boscaiolo non è un lavoro che si improvvisa, non tutti sanno usare la motosega».

Aumentano i costi

A questa rigidità si aggiungono i costi aumentati dei carburanti e dell’energia: «Da un lato i produttori chiedono di più, anche giustamente vista la domanda, ma soprattutto pesano i costi: un viaggio in camion oggi costa di più, per mandare le seghe serve la corrente elettrica e anche questa costa di più, e il risultato è che il prezzo finale sale». Quella della legna è una produzione «lenta», spiega, «non può essere accelerata più di tanto e quando cominci a renderti conto che i tempi di consegna superano i due mesi ormai conviene fermarsi: io sto consegnando ora gli ordini di luglio, è per questo che a chi mi chiamava ad agosto ho detto di no». Una delle novità che questa situazione porta con se è anche l’impossibilità di fissare il prezzo: «C’è anche chi lo fissa, ho sentito di gente che sta vendendo a 30 euro al quintale, così certo che si può fissare il prezzo. Io ai miei clienti spiego qual è il prezzo che posso fargli in base a quello a cui l’ho ritirata, poi lascio a loro la valutazione»

Non è speculazione

La parola speculazione, spiega Cangini, non si applica a quello che sta succedendo sulla legna da ardere: «Speculazione è quando trattieni il prodotto per poterlo rivendere a un prezzo superiore dopo un po’. Non è questo il caso. Non c’è stato un giorno in cui non si sia venduta legna, è che la domanda supera di troppo la capacità di risposta».

Il caso del pellet

Diverso il caso del pellet: «Li si che c’è stata speculazione: questa estate chi lo aveva ha aspettato a venderlo e adesso costa il 300% in più». In questo caso a fare la differenza è anche il fatto che, mentre quella della legna da ardere è una produzione nazionale, la produzione italiana di pellet è ridicola, lo esportiamo quasi tutto e gli altri paesi stanno avendo i nostri stessi problemi con il gas russo. L’Austria ad esempio ha dimezzato le esportazioni, e il risultato è che ce n’è meno e chi lo ha lo vende a molto di più».

«Tutelare i salari, tutelare il lavoro». La Fiom di Cesena ha proclamato una giornata di sciopero oggi (nelle ultime due ore del tur no di lavoro) assieme allo sciopero delle flessibilità e dello straordinario per le giornate del di oggi e di domani.

«L’attuale situazione nazionale ed internazionale che i lavoratori nel nostro Paese stanno subendo è estremamente difficile e rischia di diventare drammatica nelle prossime settimane. La guerra in Ucraina e i sui effetti stanno determinando conseguenze pesantissime sui settori industriali, con il rischio di perdere migliaia di posti di lavoro. Le spinte inflazionistiche, inoltre, stanno portando a un vertiginoso aumento del costo della vita, con un impoverimento già oggi evidente per i lavoratori». Queste le ragioni della protesta che verrà fisicamente portata domani anche a Roma con bus in partenza dalla Romagna.

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