Cesena, le associazioni di categoria contestano il costo del suolo pubblico per i locali

Suolo pubblico, il costo deciso dall’amministrazione comunale di Cesena è troppo alto e penalizzante per i pubblici esercizi in questa fase di complessa ripartenza dopo l’emergenza Covid a cui hanno fatto seguito il caro bollette con i costi schizzati alle stelle che si riflettono pesantemente sulla gestione d’impresa. Lo rimarcano le associazioni cesenati che compongono il tavolo InCesena, formato da Confcommercio, Confesercenti, Cna e Confartigianato.  

“I pubblici esercizi – mettono in luce le associazioni – stanno facendo fronte con enorme difficoltà agli aumenti esponenziali dei costi le materie prime che appesantiscono una situazione strutturale aggravata dal Covid a causa della quale molto imprese in rosso hanno contratto debiti e sono impegnate in un duro percorso di ripresa, che purtroppo è stato reso più complicato da un contesto geopolitico ed economico di straordinaria difficoltà. Occorre dunque un impegno maggiore da parte dell’amministrazione comunale, che comprenda un bando mirato a favore della categoria realizzato con gli ultimi fondi a disposizione per il Covid, così come l’amministrazione ha informato di avere in dotazione, che restituisca buona parte di ciò che sarà versato dagli operatori per il canone di Cosap. In assenza di questo necessario, indispensabile provvedimento i pubblici esercizi non possono accettare il ritorno al pagamento dell’occupazione di suolo pubblico perché, questo è bene metterlo in chiaro, non si è affatto ripristinata una situazione di normalità pre-pandemica, al contrario il contesto è di una notevole gravità e di drammatica emergenza”.

“I ragionamenti fatti fino ad un mese fa con l’assessorato preposto, dopo un lungo confronto – aggiungono – erano molto diversi e andavano in direzione di una franchigia gratuita di almeno 50 mq e di una tariffa da pagare per la parte di metratura eccedente rispetto alla franchigia che si aggirava intorno ai sei euro al mq. Ora invece, sulla base di quanto l’amministrazione comunale ha previsto, ci troviamo senza franchigia e senza la certezza di poter recuperare il versamento del canone. Quanto proposto è totalmente diverso e sinceramente poco comprensibile anche alla luce di quanto altri Comuni dell’Unione Valle Savio hanno deciso. Riteniamo che sia necessario riprendere il dialogo sulla base delle modalità che hanno consentito di gestire l’emergenza Covid: chiediamo all’amministrazione di non sottovalutare la situazione pensando che tutto sia tornato alla normalità. Commetterebbe una grave errore con conseguenze pesanti per tutto il settore dei pubblici esercizi. Si tenga anche conto che l’occupazione di suolo pubblico ha benefiche ricadute sociali e favorisce la coesione urbana andando incontro alle esigenze dei clienti di tornare alla socializzazione: una leva etica che va favorita e premiata. Pertanto come associazioni di categoria, chiediamo che venga realizzato il bando con i fondi compensativi destinati ai pubblici esercizi e che venga messo bilancio già da ora. Siamo convinti che la strada fino ad oggi perseguita sia l’unica percorribile, nel rispetto dei reciproci ruoli e delle criticità esistenti.”

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