Cesena, la ribellione al green pass non fa breccia nelle aziende

C’era chi le auspicava e chi invece le temeva, ma alla prova dei fatti nelle aziende del territorio cesenate non si è vista neppure l’ombra delle ventilate insurrezioni di massa contro il green pass. Quelle di cui tanti avevano parlato alla vigilia dell’avvio dell’obbligo di esibire il certificato verde vaccinale o un tampone negativo per potere accedere al posto di lavoro. Ieri non si è andati oltre qualche capannello vicino all’entrata di alcune ditte, formato da piccoli gruppi di persone che hanno voluto esprimere il loro dissenso andando là ma rinunciando a entrare. Lo hanno però fatto in modo molto composto, senza neppure mostrare o gridare slogan. Si è notato solo un timido cartello con la scritta “no green pass” appoggiato su un’auto posteggiata davanti a Technogym, dove una quindicina di dipendenti sono rimasti fuori. Un numero esiguo di “ribelli”, ai quali alcuni colleghi e colleghe hanno tra l’altro rivolto due rimproveri. C’è chi ha fatto notare che «l’azienda si limita ad applicare una legge dello Stato e quindi non ha senso protestare davanti ai cancelli, ma se si vuole farlo bisognerebbe andare in piazza o davanti alla Prefettura». Altri hanno obiettato che «visto il brutto infortunio sul lavoro avvenuto il giorno precedente dentro Technogym, invece che concentrarsi sul green pass, sarebbe stato più opportuno organizzare una manifestazione per la sicurezza sul lavoro e per esprimere vicinanza all’operaio padre travolto dal muletto». Anche nelle altre principali aziende della città è filato tutto liscio. Ad Orogel il presidente Bruno Piraccini osserva che ha allentato tensioni e facilitato le cose ai dipendenti non vaccinati la possibilità di farsi i tamponi nell’ambulatorio aziendale, grazie alla collaborazione allacciata coi medici dell’Ismac di Gatteo. Il possibile rischio di intoppi viene quindi visto, più che dentro l’azienda, nei punti esterni della filiera, soprattutto dove va consegnata la merce, ma per ora non sono state segnalate criticità. Calma piatta da Amadori, dove il sistema dei turni rende difficile persino accorgersi di eventuali assenze dovute alla contrarietà al green pass e sentirne il peso. Clima disteso pure nell’impero industriale Trevi-Soilmec, dove meno di una decina di lavoratori sono rimasti a stazionare all’esterno, anche in quel caso in modo molto tranquillo. Infine, si sono dissolti i timori che circondavano il mercato ortofrutticolo, dove sembrava che ci fossero quattro facchini sul piede di guerra: tutto ha invece funzionato regolarmente.

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