Cesena, la partita imperfetta e il sapore di shampoo

Cesena-Pontedera è stata una partita imperfetta, come tutte. La partita perfetta mica esiste. Non ci crede nemmeno l’allenatore che in conferenza stampa alla vigilia dichiara: «Ci serve la partita perfetta». Il più delle volte, è un modo più elegante per dire: «Probabilmente perdiamo».
Nessuno pretende gare senza errori dal Cesena, preoccupa piuttosto l’incapacità di ripararli. Ieri quelli di Toscano avrebbero meritato di vincere, però gli inciampi fanno parte della storia di una partita e se il Cesena inciampa nell’ultimo quarto di gara, non ha l’energia giusta per risalire. Alla quinta giornata, dopo un’ora di gioco di un pomeriggio tutt’altro che caldo di fine settembre, ieri un 25enne come Udoh ha chiesto il cambio per i crampi. Il 24enne Adamo alla stessa ora non ne aveva più, ma ci aveva dato dentro di brutto sulla fascia e prima di ieri aveva giocato 72 minuti in tutto.
Resta la costante delle prime cinque giornate: il Cesena degli ultimi 20 minuti non migliora mai la sua partita e nel migliore dei casi la conserva a denti stretti. La squadra un certo amor proprio lo ha dimostrato, ma se l’energia è questa e i giocatori importanti buttati in corsa danno questo (Ferrante, Chiarello), allora la classifica non è mica bugiarda, dice solo la verità, specchio di tante partite imperfette che il Cesena non sa riparare.
A proposito di dire solo la verità, domani è il 26 settembre e lo era anche 12 anni fa, con la differenza che era il 26 settembre 2010 e ci lasciava Edmeo Lugaresi, a cui è dedicata questa rubrica, visto che il suo “a un dato momento” era l’anello di congiunzione tra mondi lontani, quando parlava di calcio ma non solo. Da nessun altro presidente sentiremo mai dire in sala stampa: «non voglio parlare dell’arbitro, ma a un dato momento questo è un imbecille» oppure «è l’allenatore che decide, ma a un dato momento se non fai giocare Salvetti, capisci poco di calcio».
Nel cofanetto dei mille aneddoti che ognuno conserva di Edmeo Lugaresi, chi fa il giornalista è un privilegiato, perché mantiene i ricordi di quando ci si confrontava direttamente con giocatori, allenatori e dirigenti, senza tanti filtri. Era la regola e Roberto Chiesa applicò la regola l’11 maggio 1998, il giorno dopo Lumezzane-Cesena 1-1 di C1 (gol di Taldo e Agostini). Era la partita che diede il punto della matematica promozione in B alla squadra di Corrado Benedetti e il giorno dopo la partita cosa si fa? Si chiama il presidente in tarda mattinata per il bilancio di una stagione finita alla grande, capace di curare la ferita di una retrocessione che lo aveva segnato nel profondo.
Telefonata di Chiesa al numero fisso ventinovezeroeccetera di casa Lugaresi.
«Pronto?»
«Presidente buongiorno, sono Chiesa, disturbo?».
«Chi è?»
(potente fruscio in sottofondo tipo lavatrice)
«Presidente sono Roberto Chiesa, era per un’intervista. Se è un brutto momento, chiamo dopo».
«Ah, Chiesa. Ciao Chiesa. No, dai, proviamo. Dimmi, dimmi».
(fruscio in sottofondo che si attenua)
«Ah grazie. Allora, che sapore ha questa serie B il giorno dopo il punto decisivo?».
«Eh?».
«Dicevo presidente: che sapore ha il giorno dopo?».
(fruscio che si interrompe di colpo, segnale telefonico nitido)
«Che sapore ha… che sapore ha… Chiesa, l’a e savòr de shampoo in tla fàza. Chiamami dopo valà che sono sotto la doccia ed è un casino».
Ecco, adesso convinceteci che non si deve avere nostalgia del passato.

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