Cesena, la madre di Cristina Golinucci a “Chi l’ha visto?”: “Devo sapere dov’è mia figlia”

«Ho letto sul Corriere Romagna della morte di don Ettore Ceccarelli, il parroco di Ronta. È stato definito come uno degli ultimi custodi dei misteri della scomparsa di mia figlia Cristina. È vero. Con lui se ne va una parte di memoria della vicenda importante. Ma io sono ancora viva e non mi arrendo. Perché ho diritto di sapere la verità e di trovare le spoglie di mia figlia».
Marisa Degli Angeli, mamma di Cristina Golinucci e tra le fondatrici dell’associazione nazionale Penelope, che aiuta le famiglie degli scomparsi, titubanze non ne ha mai avute nella vita. Soprattutto quando si parla della sua figlia 21enne che il 1° settembre del 1992 “svanì nel nulla” lasciando come unica traccia dietro di sé l’auto posteggiata nel piazzale del convento dei frati Cappuccini.
Ieri sera le sue parole erano attese a “Chi l’ha visto?”, trasmissione che in tutti questi anni ha frequentato sia come madre di una scomparsa che come coordinatrice dell’associazione che aiuta i familiari degli scomparsi.
«Questa volta hanno preparato un servizio su Cristina – spiega – cercando di andare a parlare con Padre Francesco Pavani che è tornato in convento da qualche tempo. Ma senza riuscire nel loro intento anche se la troupe è rimasta in città per più giorni».
Padre Francesco è stato al convento dei frati cappuccini fino al settembre del 1993 e c’era anche all’epoca della scomparsa di Cristina. Marisa Degli Angeli nei mesi scorsi è stata ricevuta dal frate. Ma ha detto di non ricordare nulla di importante di quel periodo ed ha spiegato che non conosceva nemmeno Cristina Golinucci, che il convento lo frequentava perché lì aveva il suo padre spirituale: don Lino Ruscelli.

“Risposte non esaustive”


«Io sono già andata in convento per parlare con Padre Francesco. Le risposte che mi ha dato non sono state esaustive. Anzi: direi che sono state delle non risposte. Molto cortesi ed in linea con la stessa mia fede. Ma credo che possa ricordare di più».
Già in passato mamma Marisa aveva chiesto che gli organi ufficiali sentissero questo frate indagando sulla scomparsa di Cristina. «Perché si tratta di una persona ancora abbastanza giovane e credo che possa avere memoria almeno di quanti frati fossero in quel convento nei giorni in cui Cristina è sparita. Nessuno ha mai detto nemmeno chi ci fosse dentro al convento quel giorno. E quante persone complessivamente ci vivessero in quel periodo. Non è un aspetto da poco considerato che si cerca un assassino. Credo che lui possa ricordarlo».
“Chi l’ha visto?” non è riuscita nell’intento. «La mia speranza è che il caso possa essere di nuovo aperto. E che si possa tornare a cercare il corpo di mia figlia. La mia convinzione è che ad ucciderla sia stato Manuel Boke: il sudafricano che era ospite di quel convento all’epoca della scomparsa di Cristina. Non ho mai nascosto questa tesi. Serve ritrovare il corpo di Cristiana e circoscrivere le responsabilità sull’accaduto. Anche perché se, come credo, ad ucciderla è stato quell’uomo, anche il convento che lo ospitava si troverebbe ad avere sul petto un peso di responsabilità da non sottovalutare».

Tracce più flebili


Il tutti questi anni le tracce di Cristina si sono fatte più flebili di pari passo con l’allontanarsi dei protagonisti.
Il pm che seguì la prima indagine è morto così come il parroco di Ronta che ha raccolto tante confidenze sul caso e il padre confessore di Cristina che raccolse in carcere una confessione extragiudiziale di Boke. Un’ammissione di colpa che il sudafricano non ha mai più fatto prima di allontanarsi dall’Italia, dopo aver scontato la sua pena detentiva. Le forze dell’ordine che nei primi anni 90’ presero in carico le investigazioni sono tutte in pensione o quasi: chi non lo è, ora lavora in altre parti d’Italia anche inserito nei più alti ranghi, ad esempio, dell’Arma dei carabinieri. «Ma io sono ancora qui e non mi arrendo – chiude Mamma Marisa – pensando proprio a come padre Francesco mi ha salutato. Come dicono sempre i frati… “Pace e bene”. Sto cercando di fare del bene tramite l’associazione Penelope per tutti gli scomparsi d’Italia. A me la pace la può dare solo riaprire il caso e trovare il corpo di Cristina assieme al nome di chi l’ha uccisa».

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