Cesena: la guerra smaschera la carenza di indipendenza per il cibo

La guerra in Ucraina sta facendo riflettere l’Unione Europea, tanto da ripensare le strategie in agricoltura. Ora la parola d’ordine non è più “ecologia a tutti i costi”, ma produrre cibo per non dipendere dall’estero. Lo conferma anche Gianluca Bagnara, economista e presidente Assoavi. «L’Italia è fortemente a rischio insicurezza alimentare – esordisce Bagnara – per il basso grado di autoapprovvigionamento e la forte esposizione all’importazione di materie prime agricole. Solo in ortofrutta, in particolari periodi stagionali, pollame e vino siamo autosufficienti. Invece per frumento, mais, carne bovina e suina, siamo fortemente deficitari. L’attuale situazione ha fatto capire quanto siamo a rischio e quanto bisogna tornare a una produzione nazionale ed europea senza dover dipendere altri Paesi extra Ue».

Occorre dunque invertire la rotta e fare qualcosa di concreto anche sul fronte della filiera avicola, che in Romagna è la principale del comparto zootecnico. «La prima cosa su cui agire – precisa Bagnara, che è anche presidente settore uova e pollame del Copa Cogeca a Bruxeless – è programmare la produzione italiana di cereali e leguminose in rotazione per migliorare la sostenibilità della filiera mangimistica italiana. Poi si devono utilizzare a scopo agronomico i reflui zootecnici per migliorare i terreni ed evitare l’uso dei concimi di sintesi, evitando così la totale dipendenza dall’estero. Altre cose da fare sono coltivare prodotti a basso impatto energetico e di consumo di acqua, come il sorgo, e sostenere accordi internazionali per estendere la filiera agricoltura-zootecnica ai bacini agricoli esteri con il supporto delle istituzioni finanziare internazionali».

Tra le ulteriori misure da adottare Bagnara indica il potenziamento delle infrastrutture logistiche e di stoccaggio in Italia e la negoziazione in Commissione Europea di un “Energy recovery fund” per la copertura dei costi energetici straordinari lungo le filiere manifatturiere.

«Per affrontare la grave crisi internazionale – precisa – che sta bloccando l’attività per il rincaro e mancanza di materie prime e mezzi tecnici, ma allo stesso tempo per essere in grado di sostenere uno sviluppo necessario a garantire la sicurezza alimentare anche in momenti di guerra, sono necessari due assi di intervento. Le prime sono misure a breve: dare respiro finanziario immediato alle imprese con una moratoria generale. Le seconde sono misure di sviluppo strategico di integrazione delle filiere nazionali ed anche estere».

Riflessione finale: «Vogliamo parlare di sostenibilità? Allora occorre ricollegare agricoltura e zootecnica».

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