Cesena, la “Giulietta” di Malosti al Bonci

Sono tante le ragioni che invitano a conoscere “Giulietta”, stasera e domani al teatro Bonci di Cesena alle 21. “Giulietta” è il racconto scritto da Federico Fellini per sua moglie Giulietta Masina, prima idea-soggetto per il film “Giulietta degli spiriti” del 1965. Dalla pubblicazione del Melangolo nel ’94, Valter Malosti, attuale direttore Ert, realizzò nel 2004 uno spettacolo in forma di monologo, su adattamento di Vitaliano Trevisan e interpretazione di Michela Cescon; debuttò in anteprima al Petrella di Longiano.

L’originale scenografia, con l’attrice al centro della scena immobilizzata da un’enorme gonna-chapiteau, fu creata artigianalmente e con materie prime acquistate in Romagna. Nel 2020, anniversario felliniano, Malosti ha riportato “Giulietta” sulle scene con l’attrice Roberta Caronia, premiata per questa sua interpretazione. Ora a Cesena affronta la prima stagionale, nel 2021, centenario della nascita di Giulietta Masina. La quale conduce gli spettatori in un viaggio interiore dentro di sé, tra spiriti e psicoanalisi.

La palermitana Roberta Caronia (1980) vive a Roma da quando, 19enne, entrò in Accademia; è al suo terzo spettacolo con Valter Malosti, dopo il pirandelliano “Berretto a sonagli” e “Ifigenia in Cardiff” di Gary Owen. Attualmente impegnata sul set di una serie tivù diretta da Roberto Andò, lunedì 1 novembre la si vedrà su Sky nel film “Ai confini del male” con Edoardo Pesce e Massimo Popolizio. In teatro nel 2022 sarà protagonista del monologo “Ciara” (Chira) dell’autore britannico David Harrower.

Caronia, chi è per lei Giulietta?

«È una donna che affronta un grande lutto, perché scopre il tradimento del marito; tutto quello che immaginava fosse la sua vita, crolla. Cerca allora un modo per sopravvivere e fugge nella realtà dell’infanzia, dei ricordi, dello “spiritismo” dei fantasmi che vede e che diventano suoi spiriti guida».

Quali caratteristiche esprime questo personaggio?

«È una creatura estremamente fragile, tenera, buffa, perché la sofferenza ci rende anche buffi e un po’ ridicoli nella tragicità delle cose della vita, cerca in tutti modi di stare a galla nel dolore di un amore tradito, totalizzante. Per me diventa un’eroina tragica che fa un percorso psicanalitico, come un flusso di coscienza molto intimo in cui ripercorre tutto un suo vivere, cercando una strada per sopravvivere. Non ha l’eroismo di Antigone ma ha quello di una antieroina, tipico dei personaggi che ci fanno tenerezza. Penso che parli a tutti perché parla di amore, e non c’è nessuno che non abbia vissuto o sofferto per amore».

Quale idea di Fellini si è fatta, attraverso Giulietta?

«Sento che c’è qualcosa di crudele; in questo personaggio meraviglioso, ma di una donna che soffre, c’è molto di autobiografico. Ho perciò l’impressione che lui sia oltre a noi, alla morale, trae dalla sua personale esperienza, inventa un mondo per la moglie che racconta di loro. Trovo perciò che sia anche genialmente crudele, e mi fa pensare come l’arte non abbia limiti, e come il grande artista non se ne ponga mai».

Come si sente invece da attrice guidata da Valter Malosti?

«Sono molto a mio agio perché Malosti, cresciuto a pane e teatro, si fida dell’attore, ha il coraggio di lasciarlo libero, lo guida su una strada confortevole. Sono attrice istintiva, non ho un approccio “scientifico”, improvviso pure. È dunque bello che lui abbia accolto le mie suggestioni. Amo il teatro che parla al pubblico e al cuore, cerco di farlo anche incontrando il pubblico dopo lo spettacolo; per me è una gioia sentire le impressioni della gente e sono sempre disponibile all’incontro in camerino».

Info: 0547 355959

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