Dopo il contributo essenziale dato alla nascita della pinacoteca, donando al Comune il palazzo Oir che la ospiterà dal 2024, la Fondazione Cassa Risparmio di Cesena vuole diventare motore di un altro progetto affascinante e ambizioso. Studi in proposito sono stati fatti già trent’anni fa, ma ora si punta a concretizzare l’idea di recuperare e valorizzare la storica cinta muraria cittadina. Comprese perle in stato d’abbandono che si trovano sul suo tracciato, come la portaccia e l’ex lazzeretto, rispettivamente nelle vicinanze del Sant’Agostino e di San Domenico. Si tratta di un intervento che richiede investimenti per diversi milioni di euro e la Fondazione presieduta da Roberto Graziani, supportato dal vice Luca Lorenzi e da una squadra coesa e ricca di esperti di spessore, non ha certamente la potenza di fuoco economica per finanziarli. Ma ha «un patrimonio di idee e di relazioni – fanno notare i due timonieri – che può essere preziosa per mettere in campo una progettualità di alto livello, necessaria per poi andare poi alla ricerca delle risorse che servono, di concerto con le istituzioni e eventuali altri partner».

A questa visione a lunga gittata, pensabile solo con un paziente percorso di durata pluriennale, si aggiungono altri importanti progetti più a portata di mano. Per esempio, nel giro di un paio di anni, si conta di riattivare un piano che si è impantanato per la costruzione di una dozzina di case popolari in un’area erp a Case Castagnoli. Un’altra sfida, che potrebbe essere vinta preso in partnership con la Malatestiana, è la riapertura della biblioteca Ghirotti, punto di riferimento per lo studio e la documentazione sulle discipline dell’area giuridica che è stato travolto dalla crisi della Cassa di Risparmio. Una crisi che ha avuto un impatto pesantissimo sulla Fondazione, mettendone a rischio la stessa sopravvivenza che, pur con molti meno fondi a disposizione rispetto ai tempi d’oro, è stata prima garantita sotto la gestione di Guido Pedrelli e adesso si sta consolidando con Graziani al timone e addizioni importanti come quella dell’avvocato Luca Castagnoli, che dallo scorso ottobre è diventato segretario generale della Fondazione.

Giocodi squadra e commissioni

Graziani e Lorenzi sottolineano con forza che il segreto è «lo spirito di squadra». Questo nuovo corso, allergico allo schema dell’uomo solo al comando, è chiaro fin dalla creazione di commissioni tematiche, di cui fanno parte personalità esterne alla Fondazione (una novità che ha fatto discutere ma si sta rivelando una mossa azzeccata) di alto profilo. Hanno avuto e avranno un peso decisivo in ogni deliberazione che le riguarda, perché «più teste pensano meglio di una» e «servono competenze in vari campi per lavorare al meglio» sulle questioni di cui la Fondazione si occupa. Così il gruppo che segue arte, attività e beni culturali è guidato dallo studioso Angelo Mazza (vice Giorgio Andreucci); quello che si occupa di educazione, istruzione, formazione e ricerca scientifica e tecnologica fa capo a Massimo Cicognani, presidente del Campus universitario cesenate (vice Ombretta Sternini); salute pubblica, medicina preventiva e riabilitativa, assistenza agli anziani, volontariato, filantropia e beneficenza sono i settori sotto la supervisione di Stefano Sanniti, storico pilastro dell’Ausl (vice Roberto Sacchetti); infine, le redini della commissione sviluppo locale, edilizia popolare locale, attività sportiva sono rette dall’ex vice sindaco Carlo Battistini (vice Enrico Brunazzi).

Le risorse erogate e le collaborazioni

Quest’anno la sfera sociale, con un sostegno vitale ai poveri, e quella dell’istruzione e della ricerca hanno assorbito la maggior parte dei fondi (rispettivamente 162.744 e 133.082 euro) erogati per alimentare un buon numero di progetti. Alla cultura sono stati invece destinati 20.650 euro e a sviluppo, edilizia popolare e sport 14.330 euro.

Il budget complessivo di 330.806 euro dovrebbe restare stabile anche nel 2021, nonostante ma anche proprio perché «a causa dell’emergenza Covid, la prima parte del nuovo anno – avverte Graziani – presenterà tante difficoltà economiche, al di là dei miglioramenti sanitari».

Sicuramente, dopo la crisi della banca, le cui azioni costituivano quasi l’intero suo patrimonio, il presente e il futuro della Fondazione Cassa Risparmio Cesena sono cambiati radicalmente.Però un patrimonio fortemente ridimensionato ma non trascurabile c’è ancora. Ammonta a 14,3 milioni di euro: 6 sono legate alle partecipazioni strumentali, detenute per lo svolgimento di finalità istituzionali, dall’Immobiliare a Serinar e Irst; 8,3 milioni sono invece investiti in titoli azionari, obbligazionari e prodotti gestiti. Dalla seconda cifra deriva la redditività, che grazie a una gestione oculata, col supporto specialistico della società “Prometeia”, è stata pari al 3,6% della giacenza media, un mezzo miracolo in un anno in cui l’indice della Borsa di Milano ha perso il 5%.

Al di là di questi numeri, la Fondazione si sta impegnando per sviluppare «una forte sinergia con i Comuni, perché crediamo che più che mai in un contesto come questo con squilibri sociali crescenti e problematiche sempre più gravi, con una povertà sempre più preoccupante non solo di natura economica ma anche educativa, la collaborazione pubblico-privato è fondamentale». La parola d’ordine è «parlare con tutti», non solo le istituzioni pubbliche ma anche realtà come Caritas, Diocesi e le varie onlus. Si punta molto anche sui rapporti con le altre Fondazioni, quella della Cassa dei Risparmi di Forlì e poi la For del gruppo Orogel e Romagna solidale. Il tutto nella convinzione che «socialmente parlando – dicono Graziani e Lorenzi – le Fondazioni possono continuare a essere un punto fermo in un momento di grande incertezza». E possono avere un’operatività importante se sono capaci, come ha fatto la Fondazione Carisp Cesena, di “catturare” risorse per oltre 100.000 euro annui da Acri (l’associazione che raggruppa Fondazioni e Casse di Risparmio), presentando progetti di qualità.

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