Cesena, l’idea: “Riaprire alle visite la Malatestiana antica”

Pomeriggio da applausi per i cesenati Arturo Alberti, Marisa Degli Angeli e Guido Guidi, che dalle mani del sindaco hanno ricevuto il Premio Malatesta Novello giunto alla 16ª edizione.

Tramite il loro sapere, la speranza, la determinazione e l’arte, ognuno dei tre vincitori negli anni si è speso per il bene del prossimo, rendendo grande Cesena in Italia e nel mondo.

Alla Biblioteca Malatestiana i cesenati che hanno partecipato al conferimento, hanno avuto l’occasione di conoscere i propri concittadini insigniti dell’onorificenza cittadina pià importante.

Orgoglio

Il primo a prendere la parola è stato il sindaco Enzo Lattuca. «Sono molto orgoglioso di premiare tre persone straordinarie. Non è stato facile per me e la giuria del Premio (composta anche da Giancarlo Cerasoli e Paola Errani) decretare i vincitori, visto il migliaio di segnalazioni avute dai cittadini. L’idea ora è quella di formare con i vincitori un vero e proprio Consultorio Cittadino durante il prossimo San Giovanni, per non rendere questa giornata fine a sé stessa. Un’idea che vorrei lanciare visto anche quest’oggi ricorre l’anniversario di morte di Novello Malatesta (nato il 5 agosto 1418 e morto il 20 novembre 1465, ndr) è di organizzare una volta al mese delle visite guidate in Biblioteca Antica, gioiello che ci ha lasciato il nostro signore. Il protocollo normalmente lo vieta, ma ne parlerò e vedremo se si apriranno delle strade in tal senso».

Alberti è in Kazakistan

Il primo ad essere nominato è stato Arturo Alberti, che tramite un collegamento online si è mostrato dalla città di Astana (Kazakistan). Carismatico missionario e professionista della medicina, Alberti da oltre mezzo secolo rafforza la collaborazione operativa fra pspedale, territorio e pediatria di comunità, dando vita ad un modello innovativo di tipo dipartimentale. Ha accompagnato centinaia di famiglie nel percorso di crescita dei loro bambini diffondendo sul territorio la cultura della cura e dell’accoglienza. «Il missionario laico segue un impegno, ha la passione per l’uomo e uno sguardo verso il bisogno. Fondamentale è la gratuità e la gratitudine nell’incontro con l’altro: non ho sperimentato tutto questo solo durante nei miei viaggi, ma anche con i cesenati. È giusto se è possibile aiutare gli immigrati a casa loro, ma non deve essere un motivo per liberarsene. Grazie alle nostre associazioni, negli anni è cambiato lo sguardo verso le favelas in Brasile e verso altre condizioni problematiche in Uganda; di questo sono molto contento. Voglio ringraziare mia moglie che mi è sempre stata vicina in tutti questi anni».

Il premio successivamente è stato ritirato dai figli.

Mamma Marisa e gli scomparsi

Da medicina e integrazione, l’attenzione poi si è spostata su dati davvero preoccupanti: in Italia ad oggi sono 63.000 le persone scomparse e 1.861 i corpi non identificati.

Da 21 anni Marisa Degli Angeli, alla presidenza dell’associazione Penelope, si spende per le famiglie che vivono il suo stresso dramma: quello di un proprio caro scomparso misteriosamente. E proprio a lei, che ogni giorno si dedica con determinazione a quelle famiglie nella ricerca della verità, nella speranza di ritrovare quei corpi e anche quello di sua figlia, Cristina Golinucci scomparsa nel 1992, è andato il premio Novello.

«Quando veniamo a conoscenza di una persona scomparsa come associazione ci attiviamo subito assicurandoci che vengano rispettati tutti i protocolli e che le forze dell’ordine non abbandonino la ricerca verso la verità. So che ci vuole anche tanta fortuna oltre al lavoro di investigatori ed inquirenti ed alle tecnologie. Noi come associazione non vogliamo sostituirci a pm e forze dell’ordine, ma assicurarci che vanga fatto di tutto ciò che si può nella ricerca dei corpi. Fino a una decina di anni fa i famigliari non venivano neppure ascoltati e oggi per fortuna possiamo accompagnarli in questo tremendo dolore che anch’io ho provato. Personalmente la pace la devo ancora trovare, ma per fortuna la fede mi aiuta ad andare avanti. Fino a quando non mi verranno riconsegnate almeno le ossa di mia figlia». conclude la madre di Cristina.

Le foto di Guidi

Tra la commozione dei presenti, non è stato semplice passare all’arte: ma Guido Guidi è stato in grado di risollevare gli animi con il proprio carisma. È stato premiato quale grandissimo studioso delle periferie e dell’elemento trascurato, pioniere della nuova fotografia italiana del paesaggio e da sempre attento agli spazi marginali. Ha esposto in tutto il mondo: Lisbona, Amsterdam, Parigi, Roma, New York, Montreal, New Mexico, Chicago.

«La fotografia si fa con i piedi e in questo momento non ho la forza per spostarmi di molto da casa, forse qualche metro. Quando fotografo penso a poco, ma gli elementi della mia fotografia contengono sempre tratti che si ricollegano alla filosofia o a testi biblici. Io sono lo spettatore delle mie fotografie e non l’artista. Artista è un artigiano. Nel mondo ci sono fotografi normali e quelli più “folli”, ma non fotografi artisti. Su Cesena vi anticipo che il 17 dicembre uscirà un mio progetto sempre basato sulla fotografia e ancora una volta sulle zone industriali. Per i soggetti fotografati molto spesso mi criticano o non mi comprendono, ma a me piace così».

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui