Cesena, l’emergenza continua in Ucraina: «Servono abiti caldi e generatori»

È difficile avere piena contezza di quanti siano i rifugiati e le rifugiate ucraine che ancora vivono nel territorio cesenate. Molti di loro infatti, hanno trovato accoglienza attraverso canali privati, ma rispetto al primo periodo quella che racconta oggi chi da ucraino emigrato da tempo ha aiutato i propri connazionali nei giorni più critici è una situazione di generale stabilità.

«Le persone si sono sistemate», riferisce Igor, titolare del negozio Smak di via Mura Barriera di Ponente uno dei primi e principali punti di raccolta dei beni da mandare in Ucraina all’indomani dell’inizio della guerra. Qualcuno lavora, «anche se in estate con la raccolta della frutta e la stagione al mare era più facile. Il principale ostacolo – racconta Igor – rimane la lingua: hanno fatto i corsi di italiano, ma prima di cominciare capirla un po’ serve un anno di solito. L’altro problema sono i trasporti: non sempre il trasporto pubblico è compatibile». La maggior parte, conferma don Vasyl Romaniuk, cappellano per gli ucraini a Cesena, Forlì, Faenza e Imola, «sono accolti in famiglie di ucraini, o in cas, o nelle parrocchie o in famiglie italiane. Non ci sono particolari problemi. Abbiamo fatto festa in occasione di San Nicolò, che dopo la liturgia ha portato doni ai bambini e un libretto di preghiera in ucraino per gli adulti . È venuto anche a Cesena e ha portato ai bambini cioccolatini ucraini. È stata una bella festa e ha partecipato anche Ivan Bartoletti Stella di Caritas».

Qui chi è in difficoltà può contare su una buona rete solidale, e «in un modo o nell’altro da mangiare non manca mai», fa notare Igor che come don Vasyl Romaniuk spiega che l’urgenza maggiore resta sostenere chi è rimasto in Ucraina. La raccolta e l’invio di materiale non si è mai interrotto, anche se ora le donazioni sono frutto di un lavoro più capillare e del costante attivarsi degli ucraini che vivono qui: «Ora tocca a noi fare la nostra – spiega Igor -: in tanti acquistano di tasca propria quello che serve, o magari attivano piccole raccolte tra gli amici e i colleghi italiani».

«Non tutti gli ucraini che vivono qua ne hanno la possibilità, ma chi può – testimonia don Vasyl – da quando è cominciata la guerra sta facendo davvero il possibile per sostenere la nostra patria, lo sta facendo con grande generosità e cuore». Le raccolte proseguono cercando di assecondare le esigenze: «Tra qualche giorno partirà un tir di materiale: abbiamo raccolto abiti caldi, cibo, porte e finestre per le case danneggiate, e anche un generatore da 160 kW, che potrà supportare un ospedale o un paio di condomini» è destinato alla Caritas di Odessa, «dove c’è una situazione molto difficile». «Noi facciamo il possibile ma da soli bastiamo, è per questo che abbiamo attivato una nuova raccolta con l’associazione San Giuda Taddeo odv che abbiamo fondato poco dopo l’inizio della guerra. L’abbiamo chiamata “Raggi di speranza”». Sono soprattutto i generatori elettrici più piccoli che stanno cercando, «non è facile trovarli e costano. Ne stiamo cercando una decina», spiega don Vasyl. La raccolta riguarda anche torce elettriche, power bank, e abiti caldi: intimo termico, vestiti caldi, calzini, scarpe invernali, ma anche sacchi a pelo, coperte termiche, borracce termiche . IBAN:IT54L0503413203000000004733

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