Cesena, il Teatro Verdi spegne 20 candeline: festa, ricordi, futuro

Il 3 aprile di vent’anni fa lo storico Teatro Verdi rinasceva a nuova vita, trasformandosi in un locale della movida cesenate ma anche vocato per meeting, e questa sera, si festeggerà quell’anniversario con due giorni di anticipo. L’immancabile brindisi verrà fatto nel contesto dell’ultimo atto della stagione “Yuppies”, con una formula ormai collaudata: cena-spettacolo e la musica dei più quotati deejay,. Il Teatro Verdi affonda le sue radici nel 1874 e tornò ad illuminarsi nel 2003, nella sua nuova versione, che è quella attuale, dopo che già nel 1975 era stato sottoposto a un restyling ancora più radicale. Andrea Rossi, titolare del locale, -ricorda tra i protagonisti dell’avventura iniziata vent’anni fa «i fratelli Pagliarani, Luigi, Mazzocchi, i soci dello studio Ferretti con Aldo, Pietro, Maurizio e Gianni Comandini e Maicol Ucci», ringraziandoli per essergli stati «vicini nelle tante sfide del nuovo millennio, alcune vinte altre perse».

Bilancio di un’avventura

Ripensando agli esordi, si vede così: «Eravamo pieni di entusiasmo, ma forse ancora un po’ inesperti e allora, dopo mesi e mesi di lavori frenetici, pianificazioni e massima cura dei dettagli, a mezz’ora dall’apertura, eravamo ancora tutti lì a stampare ed appendere i fogli con listino prezzi di ingresso e le drink-card». Un altro ricordo riguarda «la app che, con il solito spirito pionieristico, realizzai una decina di anni fa, insieme a Fabio Zaffagnini, Gabriele Garavini e “Cisko”, forse in tempi ancora un po’ prematuri. La chiamammo “Zanza”, in onore del leggendario playboy riminese. Si trattava di una app di incontri per favorire le relazioni all’interno del Teatro Verdi. Funzionava un po’ ad intermittenza e qualche pasticcio lo combinò». Tra le maggiori soddisfazioni, Rossi cita «la convention di Ikea Italia, il primo spettacolo di cabaret con il grande Diego Abatantuono e la puntata di Colorado Cafè». Ma l’aspetto che più gli sta a cuore è «quello delle relazioni: sotto i nostri loggioni, tra baci e promesse, sono sbocciati tanti amori e, in alcuni casi, sono nate anche delle famiglie. La cosa più bella è proprio questa: far parte di ricordi emozionanti della gente».

Le nuove sfide

E il futuro? «Il Verdi è stato, e sarà sempre della città, un punto di riferimento per il mondo dell’arte, della musica, del divertimento e non solo. Abbiamo rapporti di collaborazioni con il mondo dell’associazionismo e della solidarietà. Ci riteniamo i fratelli minori del teatro Bonci, del quale potremmo diventare una dependance ideale, facendo crescere l’intrattenimento, l’arte e la cultura per tutta la comunità cesenate. Infine, per sintonia professionale, mi piacerebbe sviluppare ulteriormente la connessione con il mondo delle aziende e diventare sempre di più la casa di quegli imprenditori che, ogni tanto, hanno il piacere di incontrarsi e raccontarsi».

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