Cesena, il teatro del liceo Monti post pandemia riparte dal carcere

Il liceo Vincenzo Monti entra in carcere: oggi alle 17, una piccola delegazione di studenti è infatti ospite della Casa circondariale di Forlì.

Ad annullare il muro fra chi sta dentro e chi fuori sarà il teatro, luogo capace di rompere pareti per creare mondi che sublimano l’esistenza. Così come accade oggi nello spettacolo “Omnia mutatur. Prospettive rovesciate” ispirato alle Metamorfosi.

Sul palco 4 studenti del Monti: Dora Akitunde, Giovanni Bauleo, Alberto Bianchi e Viola Vici, insieme a 14 carcerati delle sezioni maschile, femminile, protetta.

Lo spettacolo fa parte del festival “Trasparenze di teatro carcere” del coordinamento Teatro carcere dell’Emilia Romagna, che da dodici anni promuove attività laboratoriali teatrali; per la Romagna sono coinvolti gli istituti penitenziari di Forlì e Ravenna.

Dal 2014 il Laboratorio si è aperto anche alle scuole, e il liceo cesenate Monti da allora (il debutto fu con la “Gerusalemme liberata”), partecipa attivamente. Il laboratorio è diretto dalla regista forlivese Sabina Spazzoli, e sostenuto dagli insegnanti del Monti Daniela Romanelli, Paolo Turroni, Giovanna Casalboni con l’appoggio della dirigente scolastica Simonetta Bini.

Lo spettacolo che si vedrà oggi è stato presentato nel maggio scorso al teatro Bonci; segna anche il ritorno del Monti sulla scena carceraria forlivese dopo l’interruzione per pandemia.

Per un triennio il coordinamento teatrale affronta il tema “Miti e utopie”; “Metamorfosi” vi si collega a partire dai classici Ovidio e Apuleio ma traendo pure da autori più contemporanei (Stevenson, Collodi, Kafka, Calvino) fino a coinvolgere il mondo scientifico che porta a mutazione.

Il testo sottolinea come la forma cambia, si trasforma, niente può considerarsi definitivo, tutto deve essere verificato, la conoscenza deriva dall’esperienza. Nei tredici quadri che si succedono, lo spettacolo si sofferma sulla trasformazione strutturale del mito, sulla realtà mutata, sulla “fotografia come metafora”. Racconta come cambiano luoghi, paesaggi, persone, solo le tracce di quel che è stato rimangono.

«La drammaturgia delle nostre “metamorfosi” è scritta a più mani – sottolinea la regista Spazzoli – Lo scritto sulla fotografia nasce dai protagonisti detenuti; i quali ne parlano come di un cambiamento tale da non riconoscere più ciò che siamo.

In scena il gruppo attorale si alterna ora in forma corale, ora monologante, gli attori reclusi interpretano anche brani degli studenti e viceversa, l’effetto è potente». E, novità, fra il pubblico della recita sono ammessi anche esterni. «Ogni “compagnia” in carcere porta avanti una poetica artistica; il progetto vorrebbe offrire opportunità anche quando i detenuti saranno usciti, per continuare il teatro da amatori o anche come attività lavorativa. A Castelfranco ad esempio è stato avviato un laboratorio per tecnici audio e luci».

Il liceo Monti venerdì ha pure partecipato a un convegno all’Arena del Sole di Bologna; le ex allieve Margherita Pepoli e Giulia Magnani, con il professore Paolo Turroni, hanno relazionato sulle esperienze di teatro in carcere.

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