Cesena, il sitting volley e la cultura dell’inclusione dei disabili

Tutti possono diventare giocatori di Serie A. A confermarlo è la preziosa esperienza del sitting volley che dal 2015, con l’apertura del primo corso guidato da un Tecnico Federale qualificato, rappresenta un fiore all’occhiello del Volley Club Cesena. Forti della grande esperienza di questi anni, la Società presieduta da Maurizio Morganti a partire dalla prossima stagione sportiva rafforzerà la propria proposta dando vita a una rete territoriale composta da strutture sanitarie regionali, enti come Asl, Inail, centri riabilitativi ortopedici, centri di recupero funzionali post traumatici, centri protesi e da altre realtà che operano sul fronte sportivo. L’obiettivo è quello di informare i cittadini circa l’esistenza di questa disciplina sportiva praticata da persone con disabilità motorie e di attivare un percorso che coinvolga più figure professionali: fisioterapista, terapista occupazionale, medico, psicologo e allenatore. L’intervento educativo è dunque bilaterale: coinvolgere i disabili e, altresì, i professionisti che li seguono.

Oltre la disabilità

La disabilità non è da intendersi come un limite. Con questo nuovo progetto inclusivo, il Volley Club presenta il Sitting Volley (18 tesserati, tra uomini e donne, che settimanalmente si allenano a Villa Chiaviche) come specifico intervento educativo teso a far cogliere i significati di socializzazione e di integrazione, oltre chesportivi, e di condivisione di un’attività che unisce le persone normodotate e le persone disabili. La creazione di questa nuova rete, sostenuta da Romagna Iniziative e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena e Credit Agricole, ha anche l’obiettivo di diffondere sul territorio la conoscenza di questo sport, diventato disciplina paralimpica nel 1980 e praticato in 70 paesi. Per questa ragione il Volley Club Cesena coinvolgerà i centri di riabilitazione in Romagna e le AUSL locali con lo scopo di pubblicizzare il più possibile.

L’esigenza di fare sport

La percentuale di persone con disabilità che pratica sport è ancora troppo bassa. Qualcosa negli ultimi anni però sta cambiando: l’attività sportiva viene recepita come un alleato importante non soltanto per il benessere fisico. Lo sport rappresenta infatti il primo passo decisivo verso l’integrazione sociale, sviluppando competenze socio-relazionali molto preziose.La socializzazione è un elemento fondamentale della sport-terapia. Attraverso il movimento i soggetti disabili migliorano la loro resistenza, la loro velocità e la loro forza, facilitano la diminuzione della frequenza cardiaca e ottimizzano il ritmo respiratorio. La persona che pratica uno sport, quindi, vedrà diminuire l’ansia, lo stress e il nervosismo, e aumentare il benessere emotivo generale. Lo sport svolge una funzione molto importante dal punto di vista della motivazione. Lo sport di squadra, inoltre, permette di instaurare molteplici e preziose relazioni. Parlare di sport di squadra vuol dire fare riferimento al concetto di gruppo, ovvero un insieme non casuale di persone con bisogni, motivazioni e valori condivisi, che si trovano in una relazione di interdipendenza positiva le une con le altre per il raggiungimento di uno scopo comune.

Su queste basi, il Volley Club Cesena apre il primo corso di Sitting Volley nel 2015, per uno sport inclusivo e senza barriere.Dopo otto anni di attività, la Società sportiva è tra i tre club più forti d’Italia. Possono giocare a Sitting Volley tutti i disabili fisici dagli 8 anni in su, con residui motori che permettono la gestionedel corpo in autonomia, nonché tutti i normodotati dai 14 anni in su. La peculiarità di far giocare insieme persone abili e non abili rende il Sitting Volley il vero detentore della parola. Il contesto sociale sportivo azzera ogni forma di discriminazione e valorizza l’etica dello sport per tutti.

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