Cesena, il sindaco: “Ex lazzaretto in vendita per salvarlo”

L’ex lazzaretto è stato inserito nella lista dei 22 beni di proprietà comunale che l’amministrazione comunale vorrebbe provare a vendere a privati, ma per farlo servirà prima l’ok della Soprintendenza. È già stata inoltrata un’istanza per ottenere il via libera di questo ente, un passo necessario ogni volta che si intende cedere a terzi una struttura tutelata per il suo valore storico-architettonico. Ma non è scontato che arrivi l’autorizzazione e comunque i tempi si preannunciano lunghi. È una prima sottolineatura fatta dal sindaco Enzo Lattuca a proposito degli sos lanciati da più parti per l’inserimento nel Piano alienazioni di quel bastione della cinta muraria malatestiana nei dintorni della chiesa di San Domenico. Si dice sorpreso per il fatto che solo ora si levino voci preoccupate, quando «la previsione di vendita è stata decisa lo scorso dicembre». osserva poi che «per decenni ha visto ben poco interesse da parte dei cittadini, molti dei quali ignorano la stessa esistenza dell’ex lazzaretto».

Deterioramento da fermare

La sua riflessione è però di più ampio respiro. Dopo avere premesso che «il Comune non ha bisogno di fare cassa con l’ex lazzaretto, obiettivo che stiamo centrando invece vendendo terreni», il sindaco entra nel merito dei motivi per cui si pensa di metterlo all’asta. «Bisogna tenere conto di un dato di realtà, e cioè che quella struttura, dopo un lungo periodo di abbandono, è in uno stato di grave deterioramento – afferma – L’ultima volta era stato utilizzato come officina da un fabbro, fino a una ventina di anni fa. Un amministratore responsabile deve porsi l’obiettivo di trovare un modo per salvaguardarlo, provando a trasferire sul privato l’onere economico di un restauro conservativo che richiederà un investimento di oltre 1 milione di euro».

Gli ostacoli a un uso pubblico

Lattuca è consapevole che in questo periodo, grazie al Pnrr, c’è grande disponibilità di fondi europei anche per interventi di questo tipo, ma fa un ragionamento preliminare. «Edifici come il palazzaccio della Fiorita si prestano a un uso pubblico, perché là ci sono per esempio pochi luoghi di aggregazione, e inoltre la nascita di un comitato per il suo recupero e valorizzazione mostra che c’è un interesse della collettività. Un discorso simile si potrebbe fare per l’ex mulino nei giardini Serravalle. Invece, per l’ex lazzaretto non vedo invece possibili funzioni pubbliche, che tra l’altro non ha mai avuto da quando cessò di essere un ricovero per moribondi. Come lo potremmo utilizzare? Tra l’altro, ha stanze piuttosto anguste e con dislivelli, e si trova in un punto poco accessibile. Questa sua conformazione rende difficile da pensare una fruizione se non come residenza di lusso, una volta restaurata». Una vendita – aggiunge il primo cittadino – non metterebbe comunque a repentaglio la tutela dell’integrità storica dell’ex lazzaretto, perché «l’eventuale acquirente dovrebbe rispettare gli stessi vincoli di restauro conservativo a cui sarebbe sottoposto il Comune».

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