Cesena: il pirata che ha ferito il 18enne avrà un secondo processo

Quello che lo ha visto condannato ad un anno e 6 mesi di lavori socialmente utili non sarà l’ultimo processo penale per Hekuran Ajdini: il 31enne cesenate di origine albanese arrestato e processato per direttissima per l’investimento (e la successiva fuga) dello scooter su cui viaggiava il 18enne cesenate Andrea Salamandri.

Lo si evince dal processo celebrato due mattine fa davanti al giudice Elisabetta Giorgi durante la quale l’uomo (difeso dall’avvocato Marco Giacomucci) ha confessato quanto già aveva detto in fase d’arresto ai carabinieri: di essere stato lui alla guida della Mercedes Classe C grigia che ha ridotto in fin di vita il 18enne scooterista, che tornava a casa dopo una serata trascorsa con gli amici, lunedì 9 agosto alle 22:30.

Hekuran Ajdini era scappato anche da una vettura che lo aveva inseguito subito dopo l’incidente cercando di leggerne il numero di targa. Aveva ripiegato in una zona a lui nota: quella di Pievesestina. Ed aveva nascosto la Mercedes ammaccata in un capannone, per poi rientrare a casa a piedi.

Sapeva che l’incidente doveva aver avuto esiti pesanti. Per questo era spaventato ed in stato confusionale: così come ha dichiarato due giorni fa anche al “Corriere Romagna”, non appena scarcerato. Così la mattina seguente si era anche allontanato dall’Italia facendo ritorno in Albania. Cosa che avveniva spesso perché il 31enne, di professione operaio addetto ai lavaggi in una ditta di autotrasporti si recava a trovare i parenti in patria con continuità. Il tutto sperava potesse non destare sospetti. Ma li ha suscitati.

Gli investigatori dei carabinieri di Cesena e della polizia locale di Cesena (questi ultimi intervenuti anche per i rilievi di legge del sinistro) hanno iniziato a setacciare tutte le telecamere di sicurezza cittadine a caccia della vettura in fuga e del suo numero di targa. Un elemento fondamentale alle indagini è però arrivato dalla ditta in cui l’uomo lavorava. Uno dei suoi colleghi, raccogliendo il tam tam sui social network con gli appelli della PL per la ricerca dell’auto pirata, aveva segnalato alle forze dell’ordine che “stranamente” un dipendente dell’azienda, proprietario proprio di quel modello d’auto, aveva chiamato il mattino dopo l’incidente dicendo di doversi assentare dal lavoro per circa una settimana. Il resto lo hanno fatto le investigazioni e il fatto che Hekuran Ajdini, appena rientrato in Italia e intercettato a casa dai carabinieri, abbia subito ammesso le responsabilità. Accompagnando anche i militari nei luoghi dove aveva nascosto l’auto. L’arresto di Hekuran Ajdini, avvenuto ad una settimana di distanza dal sinistro, non è stato convalidato. Perché non c’era più la flagranza di reato (erano passati quasi 7 giorni dall’incidente) e nemmeno poteva sussistere il suo “pericolo di fuga” dato che l’uomo era sì scappato all’estero ma era anche rientrato ed aveva confessato. Sono i motivi per cui comunque è stato dato consenso dal suo difensore a svolgere subito il processo per direttissima per l’omicidio di soccorso e la fuga: con la condanna ad un anno e sei mesi di lavori utili.

Soltanto in futuro, per tempi standard della giustizia quindi tra 2/3 anni, Hekuran Ajdini verrà anche processato penalmente per le lesioni gravissime colpose ai danni di Andrea Salamandri. Nella speranza, davvero comune a tutti, che l’imputazione resti questa e che il 18enne si riprenda: non si trasformando il fascicolo in un’accusa di omicidio stradale.

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