Cesena, il Mastorna di Fellini diventa l’opera lirica di Malosti

È una bella occasione per i teatri della Romagna “Il viaggio di Mastorna”, opera fantastica in 13 quadri ispirata dalla sceneggiatura di Federico Fellini; quella del film mai realizzato, ma in qualche modo “visto” nelle tracce lasciate in altri suoi film e testi compiuti. Lo spettacolo va in scena questa sera alle 21 al teatro Bonci di Cesena dopo il debutto riminese. Unisce tre teatri e tre città romagnole in una coproduzione fra Alighieri di Ravenna e Galli di Rimini, nel nome della musica d’opera contemporanea composta da Matteo D’Amico.

La lirica ha rappresentato il teatro popolare per generazioni di romagnoli, anche attorno al nome del cesenate Alessandro Bonci fra i “tenorissimi” del primo Novecento. Il romagnolo eccellente Federico Fellini, attraverso i suoi viaggi dell’inconscio e immaginario, ha lasciato nel cinema mondi fantastici di enorme verità, facendo vibrare l’estro di follia di cui tanta Romagna si fregia. Sul palco, sei cantanti guidati dal baritono riminese Luca Grassi-Mastorna (nel 1999 fu tra i vincitori del concorso del Maderna “Primo palcoscenico”) e dalla soprano Yuliya Tkachenko-Hostess. Jacopo Rivani dirige l’Orchestra Arcangelo Corelli, recitano gli attori Marco Manchisi e Matteo Baiardi, danza Barbara Martinini, mentre il regista Valter Malosti è la voce narrante di Federico Fellini.

Tutto per raccontare di Giuseppe Mastorna, violoncellista su un aereo costretto a un atterraggio di fortuna a Colonia; il suo diventa un viaggio nell’aldilà. L’idea di ricavarne un’opera musicale la ebbe già il semiologo Paolo Fabbri, ha scritto Annamaria Gradara (Corriere Romagna, 13 ottobre 2021). Anche il teatro Bonci nel 2008 realizzò un lavoro musicale del Mastorna felliniano su adattamento di Marino Biondi e musiche originali di Dario Giovannini (Aidoru).

Malosti, quanto le è frullato in testa questo “viaggio” mai terminato?

«Da felliniano convinto, non appena lessi il testo nel 1996 avrei voluto farne qualcosa di teatrale. Nel 2019 il Galli di Rimini mi ha proposto un’opera lirica, cosa che mi ha entusiasmato. Il testo rispecchia anche la mia idea sull’arte, in particolare sull’idea del reale che Fellini espresse in un’intervista al mensile Filmcritica. Lui si difese dall’accusa di regista di immagini e non di realismo, dicendo di essere più realista degli altri, perché si occupava dell’uomo nella sua dimensione completa, sia sociale, sia interiore. Quell’intervista mi è sempre suonata come un monito».

Fra gli argomenti quale privilegia nel suo Mastorna?

«Una idea molto interessante è quella del relitto radioattivo nel quale si immagina l’inconscio di Mastorna; una nave affondata da cui emerge qualche riflesso, qualche lacerto; ora vede la luce, ora rimane nel fondo della sua anima. Così i protagonisti emergono dal buio, come reperti di un sogno. Il pubblico invece si immerge negli abissi del relitto-Mastorna da cui escono le visioni sognate da Fellini per questo suo film impossibile».

In che modo le parole del regista si trasformano in un libretto d’opera e di musica contemporanea?

«Ho molto insistito perché le parole fossero tutte di Fellini, anche se D’Amico ha rielaborato il testo per le sue esigenze. Certo, abbiamo fatto la disidratazione del racconto di Fellini, il quale si ritrova di più nelle parti di narratore. Questa sua grande voglia di raccontare ha bisogno di materiale letterario più stringato. Insieme al compositore ho costruito la drammaturgia dove il medium è Federico; per quanto riguarda la musica, contemporanea non significa incomprensibile, qui a nessuno è precluso il godimento dell’opera».

Da «felliniano convinto» si è tolto la voglia di interpretare Federico Fellini sul palco.

«Fellini è inimitabile, non si può interpretare. Mi faccio tramite delle sue parole, ma Fellini è irraggiungibile. Il fatto è che stare in scena mi dà vita. Anche da direttore di Ert, impegnatissimo nell’organizzare il progetto triennale, appena posso salgo sul palco. Mi ricarica, mi dà energia, mi nutre».

Cosa invece il Fellini uomo di cinema può dare al teatro?

«Per me tantissimo; le sue visioni, la sua arte è necessaria per tutti noi, è uno dei padri delle arti, andrebbe portato all’attenzione sempre, anche dal punto di vista letterario. Oltre alle immagini ci sono le sue parole; le sue immagini stanno anche nella profondità, devastante per chi lo vede la prima volta. “8 ½” sembra un film di oggi, di Alfonso Cuarón».

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