CESENA. Consob ha autorizzato ieri la pubblicazione del prospetto informativo relativo all’aumento di capitale e all’ammissione alle negoziazioni delle nuove azioni e dei warrant di Trevi Finanziaria Industriale sul Mercato telematico in Borsa.
È il passo definitivo per procedere all’aumento di capitale, condizione indispensabile per provare a rilanciare il colosso cesenate. L’operazione viaggia su vari binari: una ricapitalizzazione fino a 213 milioni di euro; la ristrutturazione di buona parte del debito (che a fine 2019 ammontava a 639 milioni); finanziamenti bancari per 23 milioni (circa metà di questa somma è già stata erogata); altre linee di credito a breve termine per 255 milioni; la dismissione della Divisione Oil&gas per 116 milioni (già perfezionata).
La strada non è però in discesa, visto che il preconsuntivo 2019 è in negativo di 73 milioni di euro, ma i dati definitivi – è segnalato nel Prospetto informativo – potrebbero essere ancora peggiori.
E allora il quadro della situazione, denso di incertezze, è così descritto nella comunicazione fatta da Trevi, su input della Consob e sotto il controllo dell’Autorità di vigilanza: «La stima del fabbisogno finanziario netto complessivo del Gruppo per i dodici mesi successivi alla data del Prospetto informativo, determinata tenendo conto degli impatti dalla pandemia da Covid-19, è pari a 517 milioni. Nel caso di mancato buon esito della manovra finanziaria, le risorse finanziarie a disposizione del gruppo sono attese esaurirsi entro la fine del mese di giugno 2020». A questo punto, un avvertimento è d’obbligo: «Qualora successivamente all’investimento in azioni e warrant il presupposto della continuità aziendale venisse meno, il valore delle azioni e dei warrant potrebbe essere azzerato, incorrendo così l’investitore in una perdita totale del capitale investito».

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