Cesena, il Comune rinuncia a vendere l’ex Lazzaretto

L’ex Lazzaretto rimarrà del Comune. L’immobile di grande pregio storico non farà parte del piano alienazioni 2023. Un ripensamento legato ai vincoli imposti dalla Soprintendenza.

Uno dei prerequisiti perché si procedesse alla messa all’asta dell’ex Lazzaretto era che arrivasse il via libera alla vendita da parte della Soprintendenza e questo è in effetti arrivato, ma in quel contesto l’ente ha posto delle condizioni stringenti. La prima di queste era prevista perché prima di tutto doverosa e impone all’acquirente di assicurare «la conservazione del bene mediante idonei interventi restaurativi e manutentivi» e di sottoporre il progetto di restauro al giudizio preventivo della Soprintendenza competente. È stata invece la seconda prescrizione a convincere l’amministrazione a rinunciare alla vendita. Il secondo vincolo imposto riguarda la destinazione d’uso limitandola ad attività culturali, uffici pubblici e attività sociali.

Era stato inserito nel piano alienazioni 2022 con un valore stimato in 378.000 euro, ma dopo oltre vent’anni di abbandono, sarebbe stata in realtà l’entità dell’intervento di restauro (la stima è che siano necessari investimenti da almeno 1 milione di euro) il più grosso ostacolo da superare. L’ultimoutilizzo dell’ex Lazzarettorisale a oltre vent’anni fa quando ospitava l’officina di un fabbro. In disuso da allora, oggi fa i conti con quello stato di prolungato abbandono.

Quando si diffuse la notizia del suo inserimento nel piano alienazionidel 2022 la scelta venne duramente contestata. A quelle critiche aveva risposto il sindaco Enzo Lattuca che aveva difeso la scelta. Nella vendita a un privato l’amministrazione vedeva infatti l’unica possibilità concreta di recupero di quell’edificio, che altrimenti avrebbe richiesto investimenti fuori dalla portata di una pubblica amministrazione.

Difficile, data la conformazione dell’edificio e la distribuzione degli spazi, immaginare un uso pubblico, mentre l’idea con cui era stato messo tra i beni alienabili era che potesse diventare più appetibile se trasformato in struttura ricettiva o residenza di lusso. Una possibilità che la Soprintendenza con il suo intervento ha definitivamente escluso, trasformando quella che sarebbe stata comunque una vendita difficile, in una missione impossibile.

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