Cesena: il Comune mette all’asta l’ex lazzaretto

Si aspetta da una vita di recuperarlo, prima di perderlo per sempre, visto lo stato sempre più fatiscente in cui versa. Adesso il Comune prova a cercare una sponda in qualche investitore privato per tornare a fare splendere l’ex lazzaretto, affascinante torrione d’epoca malatestiana che sorge alle spalle di San Domenico.

Questa perla del passato, che nel Settecento ospitava i moribondi (una sorta di antenato degli odierni “hospice”, ma ben meno umani), nell’Ottocento diventò una filanda, finché negli ultimi anni di quel secolo prese forma un progetto per trasformarlo in ospedale per le malattie infettive (soprattutto il colera). È stato inserito nel Piano delle alienazioni 2022. Un Piano che riguarda 22 immobili di proprietà comunale.

Il tentativo di vendita

Da qui a dire che sarà venduto ce ne passa, perché mai come in questo vale il proverbio “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. L’ostacolo non è il valore stimato, quantificato in soli 378.000 euro, ma quello che dovrebbe e potrebbe fare un eventuale acquirente. La struttura sta cadendo letteralmente a pezzi e sarebbero necessari diversi milioni di euro per restaurarla. Inoltre, resta da capire come potrebbe essere utilizzata, visto che è sottoposta a vincoli stringenti, per la sua importanza storica, e questo limita non poco i margini di manovra.

Pubblico o privato?

C’è poi un ulteriore aspetto da chiarire. L’ex lazzaretto fa parte di quel sistema di mura malatestiane, per le quali è sulla rampa di lancio un progetto di fattibilità per un recupero complessivo e una valorizzazione. Pianificato fin nel Prg del 1985, questo intervento non si è mai concretizzato, ma di recente c’è stata una svolta: in collaborazione con La Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena e ovviamente col coinvolgimento della Soprintendenza, si è concordato un percorso progettuale per provare poi a intercettare i fondi che sarebbero necessari per un’opera così ambiziosa. Questi ragionamenti sulla cinta muraria includono alcuni immobili di rilievo presenti sul suo tracciato e uno di questi è appunto l’ex lazzaretto, con la sua caratteristica forma massiccia e circolare. Come si coordinerebbe un’eventuale alienazione con questo intento?

Grande valore storico

Quel che è certo è che quell’antico fabbricato, che ha una superficie di quasi 300 metri quadrati tra alloggi e officina, oltre a due corti che si estendono per oltre 160 metri quadrati complessivi, ha un enorme valore storico. Conserva infatti quasi integralmente la sua struttura originaria. Nella parte superiore si intravede addirittura la merlatura ghibellina. E un particolare di cui pochi si accorgono è che sul lato nord è riconoscibile in un grande sperone l’innesto dell’ampliamento della cinta muraria che fu chiamato “Terra Nova” e iniziò nel 1518, ma poi fu abbandonato dopo il 1572 e progressivamente smantellato.

La precarietà strutturale di quello che tutti conoscono come ex lazzaretto, ma in realtà si chiamerebbe bastione di Sant’Antonio, è stata denunciata più volte.

Nella “lista rossa”

L’associazione Italia Nostra lo ha per esempio inserito nella propria “lista rossa”, quella dei beni preziosi che sono a forte rischio per incuria. Più nello specifico, di questo fabbricato quattrocentesco ha scritto che «è ormai abbandonato da diversi anni e la sua copertura lignea manifesta segni di cedimento in più punti, permettendo così agli agenti atmosferici di intervenire in maniera negativa sulle strutture interne. All’esterno molte porzioni della cortina muraria sono crollate e, soprattutto il barbacane, è completamente ricoperto dalla vegetazione infestante».

Ha un’importanza relativa che lo si faccia con un progetto pubblico, oppure grazie a qualche mecenate privato, o più probabilmente a qualche imprenditore illuminato, che sappia anche farne una fonte di ricavi ma ne abbia rispetto: è ora di intervenire se si vuole salvaguardare una meravigliosa memoria del passato a due passi dal centro storico.

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