Cesena, i negozi solidarizzano: «Potremmo aprire tutti»

C’è una parte del commercio al dettaglio, quella a cui il decreto consente di continuare a lavorare, che resiste nonostante la zona rossa. Nei centri storici i pochi negozi che possono continuare a lavorare sono anche presidio di una vitalità di solito connaturata a questi luoghi e a cui più volte nell’ultimo anno la pandemia ha costretto a rinunciare.

«Potremmo lavorare tutti»

«Va abbastanza bene, non possiamo di certo lamentarci -, dice Luisa, commessa del punto vendita “Calzedonia”, mentre sistema la merce mostrata alla cliente appena uscita – Non possiamo vendere tutti i tipi di merce che abbiamo per via delle restrizioni, ma tutto sommato sta andando bene».

Dalla parte opposta della via c’è “Idexe”, negozio di abbigliamento per bambini, altra categoria merceologica a cui il decreto non impone la chiusura: «A noi è andata bene – ammette Stefania – anche se dal punto di vista delle vendite siamo lontani dagli anni “normali”. Basti pensare ai capi da cerimonia: in questo periodo dell’anno avremmo lavorato tantissimo per quel tipo di clientela, invece quest’anno vendiamo per lo più capi comodi, da casa. Nonostante le restrizioni i bambini continuano a crescere e quindi, anche se in modo diverso, continuiamo a lavorare». Quando ha saputo che avrebbe potuto continuare a lavorare, Stefania ammette di aver temuto che la prospettiva fosse quella di giornate deserte, ma così non è stato: «Quando c’è il sole e soprattutto la mattina un po’ di via vai c’è sempre. Quel che più mi dispiace è che non venga data a tutti la possibilità di lavorare. Come noi, anche gli altri negozi rispettano i protocolli e sarebbero in grado di accogliere i clienti in sicurezza. Speriamo di poter tornare presto a vedere il centro vivo».

Pronte a esserci

Quando ha saputo che poteva proseguire la propria attività, Elisa Giunchi non ci ha dovuto pensare due volte e subito si è organizzata con la socia Paola Arienti per tenere aperto il negozio. Da novembre gestisce il negozio di casalinghi “Roberta Paganelli” di via Righi insieme ad Arienti, che ne è stata la commessa storica. «Il Natale è andato benissimo – racconta Giunchi – e anche adesso sta andando bene, nonostante le difficoltà. Da quando siamo in zona rossa, io sono in negozio tutte le mattina, mentre Paola si occupa delle consegne. Se la situazione si conferma questa anche in aprile, vorrei provare ad aprire pure qualche pomeriggio. Ho confrontato la chiusura di marzo di quest’anno con quella del 2019: abbiamo fatto un terzo in meno, che viste le restrizioni non è male».

«La bellezza delle piccole cose»

È il senso di comunità che si crea tra negozianti quello che più manca a Catia, che da poco ha spostato il suo negozio di fiori “Ciocomarro” in via Strinati: «Io sono contenta, ma se potessimo lavorare tutti sarebbe meglio, è normale che sia così». Catia ha scelto di tenere aperto il suo negozio mattina e, tranne il giovedì, anche di pomeriggio: «Non è facile, ma credo sia importante dare un segnale di presenza. Quello che più di dà soddisfazione sono i clienti che mi dicono che anche solo vedere la mia vetrina li fa sentire bene, c’è un gran bisogno di bellezza. Ci sono persone che passano solo per comprare qualche fiore, mi dicono che sentono il bisogno di circondarsi di cose vive e colorate. Tanti, dopo un anno così, hanno riscoperto l’importanza delle piccole cose che ci fanno stare bene. Per me lo è venire in negozio, fare bene il mio lavoro. Lavoro in centro da tanti anni e devo dire che a me Cesena ha sempre dato tanto».

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